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Introspezione 27 novembre 2011 · lettura 5 min · 6604 letture

Manifesto

EnzoL 618 poesie pubblicate
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in quale dissapore porto le parole verso gli albori raccapriccianti piccoli mostri che s'affacciano furiosi dalle labbra di carne e sfolgorano luce adamantina sui tetti dell'inusuale ombra della mia coscienza che ripercorrono nel rumore scartavetrato in pareti pressoché non traversabili graffi dell'umana percezione e che piangono ferite lanciandosi nei vuoti orchestrati dalla fulgida mente pazza, pazza reminiscenza ch'esplora letti freddi e pareti congelate in coperte che non placano i tremori dello spirito che raggomitolano piccoli corpi nella speranza di passati esausti e che sprigionano bombe sulle algebriche espressioni sociali raccogliendo cocci verso strade lampionate da timori e di violenze karmaindebitanti dove racimolo vite di dolore da scontare travolgendo disincanti e terapie d'eroina nei vicoli stellari delle città del nulla cortometrando paesaggi inesistenti sulle strade lastricate di sogni inarrivabili dove? dove posso idolatrare me stesso nel completo compiacimento degli angeli stradali? dove posso rifugiare la pochezza rimasta della mia docile essenza fatta di carta carbonizzata? dove posso illustrare veramente le mie paure mentre squadro lune esplodere dalle finestre? oh piccolo angelo ferito che vagabondi tizzoni d'esperienza facendo tuoi sorrisi altrui senza pace e senza amore rinneghi solo esistenza nelle speranze ramificate tra natali pasque e alberi illuminati ignobile stirpe appiattita, nuda, rosicchiante monete agli angoli della fanciullezza per masticare pane allucinazioni in compagnia di ombre trascendentali umani scherni che acquattati in coperte Caritas lasciavano scatole vuote la sera e vuote erano al mattino mentre facevan code per ricevere grazia dal sonno liberatore freddo e celeste rumore nei passi concitati delle marionette marmorizzate che abbagliavano sguardi sui letti asfaltati in placide velature d'onniscienza innevata di falso sopra grumi caramellati e sepolti da una coltre d'odio e che poi nei mattini agitavano braccia all'apertura degli asili consegnando pacchi di carne a macellai vestiti da maestri terrore vano sentenziare testimonianza diversa d'impercettibile mole nascosta o punta di piramide scarnificata ai vertici appoggiata su palafitte di scheletri tremanti doloranti come posso? cosciente testimone di questa umana sorte non abbracciare a pieno petto isole illusorie non raccontare fandonie da piccolo giullare mezzo sangue che protrae l'esistenza tra i molari del fato chiedendosi dove sia possibile intersecare una nota stonata come posso? chiudere gli occhi e pensare lenzuola di seta quando il mio corpo è abituato a vedute di lana caprina tra scopate con termosifoni umani nel candore di notti battezzate e cosce di giada imperlate d'aurora suburbana in cantine basso locate come posso? non esaltare l'allucinazione di liberi voli sopra cieli di nubi porpora anche adesso che annego nel falso e che sbarbo m'incravatto alla fiera del giusto dove lacrimante sorseggio tonica incamiciata battendo qwerty insanguinate mentre osservo luci morire al di là di grigie trappole di cristallo in variopinti zoo metropolitani come posso? ora, che infine trapasso spirali camminando viali che nella arsura della mia fame costringo vite su braci d'idrogeno sperando di non strappare sensibili vesti alle cosce delle anime per poi ritrovarmi solo, incarnato in una maschera di rabbia che non m'appartiene oh no, non posso... e della gioia effimera che rasento le follie disperdendo meandri di smog su crani elevati implorando, silenti salti tra metropolitane di disarmante verità nella più completa ed insignificante rinascita come vuoto riempiente vuoto e che in alterate forme disincanta le ragioni dimostrando di fatto l'orrore che si cela isterico, pazzo dietro occhi di terracotta ciechi e che di torsione distrofica fanno retaggio imbrigliando ali tra scampoli impomatati d'amianto lugubri schiavi che sorteggiano apparenze per poi negare la nefanda pochezza all'ombra di se stessi che fuoriescono da una porta per aprirne un'altra uguale in un continuo girovagare d'innocenti finzioni nelle finestre che fotocopiano scorci di passati presenti e s'interrompono crepitando nella notte immolando angeli nell'arsure del consumismo cellophane, cellophane riveste pelle che non esiste ingiallendo pareti devote ed adolescenziali slanci cotonati da lustrini per intristirsi infine nella vecchiaia ingrigendo perle gemme che un tempo hanno brillato respirando a pieni polmoni buio... ed ora ora che esploro reconditi e che m'infrango funesto supplico speranza strisciando il ventre sopra buchi senza forma pregando supplizi per destare il sereno piccole luci, piccoli templi, piccole braccia che afferro per non precipitare piccoli sorrisi che corrono, piccoli passi che non controllo in un continuo susseguirsi di docili esplosioni di sorpresa oh, mia fanciulla delizia grato a te d'ogni tuo secondo, grato a te d'ogni tua crescita, grato a te d'ogni sorriso che nell'innocenza più pulita mi hai donato delicati cigni sepolti che immortalano il mio vissuto e che lo rendono degno della sua comparsa terrena
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A mia figlia Anna, un Angelo venuto per salvarmi

L'autore
EnzoL

Impossibile detergere vera poesia con poche parole dal basso del ventre. È necessario spesso incidere, Escludendo dal suono la semantica. Ritrovando del lemma l’origine. Quell’espressione armoniosa che esula dal senso stesso di una frase compiuta

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Commenti (18)

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Annamaria Barone27 novembre 2011

ha la forza e la grandezza di un poema epico, e come un poema racconta di vita e battaglie, pensieri che distruggono e momenti di rinascita. Di illusioni e delusioni, di dolori lancinanti e di sguardo smarrito sulle brutture umane. E' grandioso e grandiosa trovo l'ultima strofa, quella fanciulla Delizia che salverà l'Autore dal lasciarsi travolgere dalla marea della disillusione e dell'amarezza, quella fanciulla Delizia che ha già spiccato il suo volo per andare a prenderlo e portarlo alla salvezza: Non ci sono parole, non sono sufficienti, per esprimere l'ammirazione ed il coinvolgimento. Potente. Superba. Ed Oltre

Clara Gismondi27 novembre 2011

Acc... che poesia! Un tunnel ...sì mi sembra d'aver attraversato un tunnel di parole che mi portavano sempre più giù...nei meandri d'una mente in lotta con i suoi scuri... Poi la chiusa luminosa ha ridato un senso a tutto il resto. Il senso del vivere... Il nostro talento realizzato... nell'essere portatori d'un amore da dare... Bellissima!

Silvia De Angelis27 novembre 2011

Stile particolare e inconfondibile in un'intensa lirica che lascia trapelare i ricordi di un'infanzia sofferta, che ha modellato un temperamento dalla linfa malinconica, tendente ad attimi di profonda tristezza. E' solo con l'avvento di una nuova vita, plasmata dal proprio corpo, che si intravedono bagliori gioiosi, inizio di un'era innovativa e serena... Poesia molto apprezzata

Jade27 novembre 2011

E' un capolavoro introspettivo che ha scavato l'Anima. Sono senza fiato è un mare che mi ha travolto facendomi provare ogni tipo di Emozione. Una dedica straordinaria che un giorno la tua Piccola leggerà con fierezza. La chiusa mi ha commosso moltissimo. Bravo!!!

Aldo Bilato27 novembre 2011

Allen Ginsberg... resusciterebbe volentieri per legger questa tua... la redenzione appare soprattutto nel finale come un dono venuto dal cielo... ma la forza di volontà e la capacità di reinventarsi producendo per esempio simili versi... è la potenza che ci fa arrivare a non dover chiedere più elemosina alla vita... complimenti!...

h
hy ju27 novembre 2011

Il Manifesto della vita di un sopravvissuto redento da un angelo "piccoli sorrisi che corrono"... Un testo straordinariamente vero, umano e coinvolgente. Un'opera che travolge, per il coraggio della testimonianza. Ammirevole il raccontarsi senza riserve. Ammirevole la tecnica di scrittura. Commuove, trascina, spiega facendo sentire. E io ti chiamo, d'ora in poi... Rendent Allen Lomanno Ginsberg... X D!

Angela Fragiacomo27 novembre 2011

nelle ultime tre strofe ho ripreso fiato e mi son ritrovata... poiché prima ero persa nei meandri metropolitani più nudi e bui ed in quelli della mente... ancor più tetri... ma ci salva la vita, ché ogni cucciolo è testimonianza del suo miracolo... cresce in grembo alla propria madre e viene alla luce con una carica d'amore universale, capace di travolgere ogni ombra e dissipare ogni dolore... quelle braccine che afferri... mi son rimaste fotografate negli occhi della mente

S
Sadness27 novembre 2011

Caspita quante emozioni in questa dedica superba, un giorno se vorrai mostragliela, sarà un regalo unico, regalo che ogni figlio vorrebbe mi ha trasmesso davvero una serie di palpitazioni sentita e condivisa moltissimo da genitore, complimenti per le bellissime metafore e immagini che hai saputo regalare al lettore ...

C

ottima poesia denota un travaglio intimo nel ricordare, ma una grande capacità di forza e d'amore nel dono ricevuto che è la propria figlia, complimenti apprezzatissima

Patrizia Ensoli27 novembre 2011

Capolavoro introspettivo... L'angelo che ci salva, il sangue che si trasmuta e diviene esterno a se, nel dolore di un percorso il punto di salvezza ... Bella ... sanguinea e eccezionalmente viva ... C+ S ... COMPLIMENTI!!!

Elena Poldan27 novembre 2011

Un lungo excursus nella propria interiorizzazione esistenziale, forse troppo profodamente e pretenziosamente vissuta e troppo (a mio parere) severamente giudicata, che alla fine trova la sua ragion d'essere, il suo senso, la sua luce, la sua purezza, "i delicati cigni spolti" (ottima immagine) nel dono più grande che la vita possa fare... un figlio!... Bellissima l'immagine di questa dolce fanciulla che sembra placare e, come un balsamo salvifico, affievolire, calmare tutti gli squilibri tormentosi che torturano la mente di un papà troppo intento a scavare dentro se stesso...

Rita Stanzione28 novembre 2011

poesia che trasporta e toglie il fiato verso dopo verso. un viaggio accidentato e liberatorio nella splendida chiusa. notevole tutta!

omissam28 novembre 2011

-----------------niagara di parole a cui ri e mango particolarmente avvinto... capolavorando, Enzo...

P
Paolo Morganti28 novembre 2011

Urlo dopo urlo mi sono inchinato e divenuto adepto di tal manifesto non posso che respirare a pieni polmoni ora che sono lucido cosciente di quanta miseria intorno a noi vive e in noi crea terrore angoscia metropolitana che ingoia i figli di tutte le specie di tutte le età e noi si resta a volte inermi senza forza di combattere questo tentacolare mostro che ci divora, il modernismo i consumismo la partecipazione inattiva e incosciente al gran tritatutto.

DonnaFPgreeneyed29 novembre 2011

Un'Anima che gratta il fondo, gira e rigira sino a che ogni particella venga a galla. Esonda in introspezione analitica, in percorso impavido senza remore. Cruda. Onesto o crudele con se stesso... rimarrà un enigma. Un' Anima sensibile non può sottrarsi al fascino delle illusioni, dei sogni, di un qualcosa di meglio, di ciò che ha avuto... di speranze nuove anche se a volte vane. Al fine, il miracolo che ne vale la pena... un angelo che dà il senso ad una vita seppur burrascosa, terrena. La considero un'ode al travaglio di un sensibile, cosciente mortale, avido nel conoscere se stesso e i vari processi della vita. Plauso alla stesura, al concetto, alla riuscita della nuova speranza, motivo di vita.

f
filiberto29 novembre 2011

Tanta durezza verso se stesso e tanta tenerezza verso quel piccolo tempio dalle piccole braccia che il poeta afferra non per sollevare e presentare al cielo, ma come ancora di salvezza. Immagini pirotecniche. Piaciutissima.

Francesco Rossi4 ottobre 2012

Alla fine del travaglio interiore una splendida luce rischiara l'avvennire. I figli... Un grande dono. Verseggiata con cura dei sentimenti.

J
Jmmy Al Pit23 gennaio 2013

Leggere questa poesia è stato come percorrere un cammino per cui non si vede l'ora di vedere come finisce, ti lascia col fiato sospeso fino alla fine. Spettacolare come sono composti i versi tra ricordi intensi e tristezza. Grande autore! Complimenti.