Sgommare
Le spiagge ombreggiate delle tue sopracciglia
sorridono invidiose alle marine degli occhi
e più in giù, la spatola sapiente della tua lingua
massimizza ad ogni spinta la superficie sensibile
esattamente come mani calde
venute da chissà dove
dispensano brividi dal metro al centimetro quadro.
Non sta qui il problema
ma piuttosto nelle lame affilate
protruse dalle tue membra grigiastre
che radono a zero
la certa indefinitezza della mia linea.
Pulito come un panno rosso
senza rastremature, peluzzi o nere cicatrici,
disteso su quest'altra schiena calda
in un sommesso squarciagola
canto la fine del festival dell'incompiuto
e sgommo sulla macchina del profondo.
©
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