Depressione
Antonio Filippelli
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Un imbrunire di occhi,
non è una notte che andrà via
con la facilità delle ore,
con il girotondo allegro dei secondi,
con il passo deciso dei minuti.
Un tramonto di sorrisi,
non è un sole che tornerà,
ogni raggio sarà un ricordo sbiadito,
una dimenticanza, un vuoto di sapore
tra lingua e palato,
di quel sapore che illuminava
le giornate, gli attimi, la vita.
Una diaspora di tristezza,
seminata nell’orto che non porta più frutti,
terra secca, stuprata dal vento,
buttata in quegli occhi
con l’apparenza di sguardi,
con finzione d’iride.
Tutto spento, buio.
Quel sentore di panico
Che tutti abbiamo
In una notte d’inverno
Quando il temporale
Rapisce l’anima alla lampadina,
lo sconforto nel sopportare la legge della notte.
Che cosa si prova
Quando si spegne il cuore?
Quando il temporale
Prende l’anima ai nostri occhi,
al nostro presente,
e non c’è più passato, futuro,
luce?
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L'autore
Antonio Filippelli
Commenti (3)
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S
Sadness29 novembre 2011
Quello della depressione è tema molto sentito, specie tra donne, e purtroppo è anche fonte d'ispirazione, almeno per me ... in questa lirica sono molto belle e vere le metafore utilizzate dall'autore ... nella nota si cela un messaggio, forse ora è problematica più sentita? Complimenti molto apprezzata
C
Claudio Toccafondi29 novembre 2011
Conosco bene questo male devastante e trovo che l'Autore ha saputo ben raffigurarne i segni e la penosa atmosfera. Molto bella, compliment.
p
paolo corinto tiberio30 novembre 2011
ben descritta... vi si ritrovano i tratti, vuoti inani e pericolosi, di questo morbo dell'anima sempre più in aumento...
