September 11th
Antonio Filippelli
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Quella verticale ambizione
di raggiungere il cielo,
quel perpetuo tentativo
di essere Dio.
Due pennellate di cemento
dal sottobosco d’una città enorme
verso l’immensità dell’azzurro.
Dentro un brulicare d’affari,
acquisti, passi, uomini.
E da lì, dal primo piano del cielo,
ho visto uomini cadere
come castagne senza riccio,
dentro bruciare, come rami secchi,
inutile sterpaglia.
Ho visto arrivare d’oriente
due punte di cuori stracolmi
di odio, addestrati alla morte,
con le loro piume di ferro
e rapido e impazzito volo
trafigger costato di due giganti.
Non furono tanti i passi nel vuoto
che fecero le lancette del tempo,
che i due piegaron ginocchia,
chiusero gli occhi,
scomparvero dietro una nuvola
di polvere e grida.
Fu tosse su pareti
d’incredule gole,
fu lacrima
d’ogni occhio del mondo.
Fu perfino festa
in alcuni villaggi
dove s’insegna
a portar sulla testa
ceste d’acredine e dolore.
Fu morte.
Tacito sgomento.
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Antonio Filippelli
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