L'uscio della mia notte

Della notte s'apre l'uscio,
lentamente
cigola come gridasse
da uno spiraglio mi cresce.
Sconvolti dal nero la collina e il fiume
mi toccano forte
con il loro aroma di morte.
Il soffitto è una caverna, un antro
ci ficco le unghie come ramponi ………. e lo squarcio, e lo squarcio
con la piccozza gravida dell'attesa……. che mi pesa, che mi pesa
Andare, andare…………………………... ora vado
Correre, correre. Correre……………… ora corro
Spezzare………………………………… ...Si spezza?
Infrangere... ...non s'infrange.
E forse allora, solo osservare
da quel angolo strangolato un cielobulbo
forse troppo rattrappito per sbocciare
e se si schiudesse a primavera sciamando
a mezz'aria in un ronzio di api turbate
che sapore avrebbero le stelle di natale?
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L'autore
malaluna
sono una maschera dietro la maschera scrivo sull'acqua: ciò che scrivo si assorbe e si cancella
Commenti (1)
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B
Barba5 dicembre 2011
Davvero interessante la stesura, e gli interrogativi. L'incipit è molto "forte" e la poesia scorre riflessiva. Su uno sfondo ribelle si chiude spiazzando.
