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Riflessioni 8 dicembre 2011 · lettura 1 min · 2653 letture

Quello che si stonava con le campane

Aldo Bilato 1298 poesie pubblicate
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* ...e limava le porte per uscire quello che augurava a tutti buona salute -starnuti d'esistenza in questo bar quello che della manovra economica non gliene frega quello che la Juventus ha perso (minchia!) -un mondo che rincula a sera in questo bar quello che sua madre ha bisogno di cure ma ha una buona pensione, dunque ... -possibile ch'io non abbia un altro posto dove andare quello che sono io, così appare ed è qui che mi ritrovo -formidabile la vita in rivoli convogliati nel bicchiere quelli che fuori ci guardano come alieni e alienati non sanno d'essere che poi, chi se ne frega se non ci vogliono pagare nemmeno un goccio noi, ci stoniamo con le campane, sempre e soprattutto oggi: che è festa!
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da "Bastian" (storie di vita) il bar vicino alla chiesa... anzi "la nostra chiesa" ... (lima Robi, lima)...

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Aldo Bilato
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Commenti (4)

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alessandro mazzeo8 dicembre 2011

Un po' mi fa pensare a De Andrè e alla sua città vecchia... con questi personaggi( familiari) che con le loro peculiarità si trovano a condividere momenti di socialità. Il bello è che trovi tutto in questa poesia: ironia, un po' di amarezza, un quadro della società dei giorni nostri...

Clara Gismondi8 dicembre 2011

Ci trovo tanta amarezza... e tutte le nostre solitudini... anche di quelli che si credono felici ...E ci trovo un incontro con i rivoli d'esistenza degli avvventori che non lasciano di sé altro che una scia di improvvisato. Sulla superficialità che passa e rimane a far peso sul fondo del bicchiere... ci raschia la gola ...per quello che siamo. Nessuno vede veramente se non si ferma. Stupenda poesia!

Angela Fragiacomo8 dicembre 2011

in vino veritas... verrebbe da dire... ma si coglie qualcosa di molto più sottile, in questa poesia... che sento satirica, in un certo senso, sicuramente una denuncia verso coloro che "alienati non sanno d'essere"...e no, non lo sanno, loro, i berbenisti, i perfettini... quelli del "chi! io??! Mai!!!"...e rosicano rosicano... perché a star sempre su, su quel piedistallo, si prende un gran freddo e alla fine non bastano le sole proprie braccia a scaldarsi... e rosicano, a veder noi qua giù, noi fulminati, ad abbracciarci e scaldarci tra risa e lacrime, vere... intensa, saetta come una freccia affilata... al passaggio fischiano le orecchie... loro fingeranno d'averle tappate... brrrr... al freddo, lassù, che noia! amara ed esilarante ...un quadro d'autore!

EnzoL8 dicembre 2011

già ... ma non sono forse loro la famiglia, quelli che ti accettano e che magari parlano di te appioppandoti un sopranome scherzoso, e che quando sei giù magari ti sei scolato 1 litro di gin e ti danno una pacca che ti risolleva la giornata? bellissima, vera... apprezzatissima ps: meno male che ci sono sti posti...