Quello che si stonava con le campane

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Un po' mi fa pensare a De Andrè e alla sua città vecchia... con questi personaggi( familiari) che con le loro peculiarità si trovano a condividere momenti di socialità. Il bello è che trovi tutto in questa poesia: ironia, un po' di amarezza, un quadro della società dei giorni nostri...
Ci trovo tanta amarezza... e tutte le nostre solitudini... anche di quelli che si credono felici ...E ci trovo un incontro con i rivoli d'esistenza degli avvventori che non lasciano di sé altro che una scia di improvvisato. Sulla superficialità che passa e rimane a far peso sul fondo del bicchiere... ci raschia la gola ...per quello che siamo. Nessuno vede veramente se non si ferma. Stupenda poesia!
in vino veritas... verrebbe da dire... ma si coglie qualcosa di molto più sottile, in questa poesia... che sento satirica, in un certo senso, sicuramente una denuncia verso coloro che "alienati non sanno d'essere"...e no, non lo sanno, loro, i berbenisti, i perfettini... quelli del "chi! io??! Mai!!!"...e rosicano rosicano... perché a star sempre su, su quel piedistallo, si prende un gran freddo e alla fine non bastano le sole proprie braccia a scaldarsi... e rosicano, a veder noi qua giù, noi fulminati, ad abbracciarci e scaldarci tra risa e lacrime, vere... intensa, saetta come una freccia affilata... al passaggio fischiano le orecchie... loro fingeranno d'averle tappate... brrrr... al freddo, lassù, che noia! amara ed esilarante ...un quadro d'autore!
già ... ma non sono forse loro la famiglia, quelli che ti accettano e che magari parlano di te appioppandoti un sopranome scherzoso, e che quando sei giù magari ti sei scolato 1 litro di gin e ti danno una pacca che ti risolleva la giornata? bellissima, vera... apprezzatissima ps: meno male che ci sono sti posti...




