C'è che
C'è che vorresti parlare all'infinito
di te, del tuo cuore, di come trattieni il fiato alle volte
e senti quel nodo stretto stretto alla gola...
C'è che scriveresti ad oltranza
trovando tutti i pezzi di puzzle che combaciano fra di loro
come mai o poco nella vita succede...
C'è che tutto si trasforma in metafora
da un bicchiere mezzo pieno di acqua frizzante sul tavolo
ad un cacciavite poggiato a terra
o come quel mozzicone sull'asfalto
gettato metà nell'acqua e metà nel fango
fumato da chissà quale anima persa
innamorata, delusa, povera, ricca o superficiale...
C'è che si trasforma tutto in musica
e chiudi debolmente gli occhi per farla entrare tutta dentro
lasciando socchiuse le labbra umide
e c'è...
C'è che ti senti fortunata
di ciò che hai dentro
di ciò che partorisce la tua mente
delle parole che non fanno fatica a venir fuori
e non le usi per ferire
non le usi per colpire
le usi per stare bene
le usi per vivere...
C'è che domani nessuno ti leggerà
e questo non servirà più...
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Commenti (1)
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Elena Poldan12 dicembre 2011
C'è che... mi ha colpita... nn dal punto di vista formale... ma chi se ne frega di queste sciocchezze!... quello che importa è riuscire a comunicare, ad esternare quello che ci fa stare male e ci tortura... e l'autrice è riuscuta a tirar fuori un po' del mio male... e farmici sorridere sopra... davanti a una birra con una sigaretta accesa e le risa di amici attorno e la luna... Così si fa!
