Notte di San Lorenzo
Rocco Pulitanò
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È la vita ...
che ho custodito
in un breve e fragile sogno,
in un dipinto di primavera
che osservo meglio se distante,
dalle ombre degli intrighi,
dagli sguardi infedeli che leniscono l’amore.
La tua vita ... è il mare infinito,
con schiuma e sale alla sabbia si concede,
accarezza il petto, bagna il cuore, mentre il mio
come una conchiglia al vento s’apre e osserva attento
il tuo sorriso svanire nel pianto di questa notte.
Ascoltando la musica del mare, melodica e struggente,
per un attimo abbandono i miei dolori, i miei tormenti.
La nostra pelle priva di menzogna,
i segni del piacere dell’amore manifesta ancora.
Quando un brivido lungo il corpo si diffonde
non nascondo il mio tremore e trasuda la speranza
se a sfiorarmi son le tue labbra.
A braccia aperte ti lasci andare generosa
e non esito nel mio affanno
ad abbracciare il tuo entusiasmo, il tuo calore.
Dai tuoi occhi piccole lacrime scivolano sui sassi
mentre sabbia sottile spinta dal vento, copre i miei.
Leggera nebbia tutt’intorno si diffonde,
calando sul mare si adagia lentamente, vela l’orizzonte.
Le onde, nella magia di questa notte,
il mare vortica fino al cielo
e nella vana sorte di sfiorare ancora il tuo sorriso,
io t’inseguo.
Nel mio fragile sogno io ti vedo approssimare,
dentro una fitta oscurità timidamente accesa
da un manto di stelle.
Sono astri nel cielo che per noi splendono
e si lasciano cadere
in questa notte di San Lorenzo,
illuminando la mia vita, ... la tua.
Un tappeto di muschio e foglie profumano l’aria,
accarezzano la nostra pelle mentre tu dolcemente
intoni un nuovo canto, una nuova melodia.
Dissipando le tenebre dal mio cuore io,
nell’attesa del nuovo giorno,
...giungo finalmente a te.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Rocco Pulitanò
Scrivere è forse il solo momento di conciliazione che riesco a concedermi quando il dolore inquina i miei sogni. Mi aiuta ad essere meno ipocrita con me stesso, se mi illudo che la sofferenza sia solo un temporaneo appannaggio della felicità. Io che ho creduto d’ingannare il tempo, di rendere le distanze solo lunghe pa
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