Le liane
Ezio Falcomer
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Le liane dilagano ruvide
su lavica selce,
evadono avide,
litanianti a un cielo allibito.
Pallide destreggiano
in alto, torturando le nuvole.
E’ semplice e orribile
il muoversi di serpe,
come di radici amare,
delle liane venefiche.
Si conficcano nelle viscere dei santi,
negli intestini di Dio.
E’ lento il tormento livido
all’apice squallido del niente,
Liane,
collane che liete ustionano
di rancido sussurro infinito
la torrida gelida
mente.
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