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Sociale 15 dicembre 2011 · lettura 1 min · 2357 letture

Figli voi pure

elena rapisa 602 poesie pubblicate
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Se appello potesse giungere all'implacabile cielo, salirebbe alta supplica dalla terra rovente. Prosciugate, lacrime succhiano il vento sabbioso su aride labbra dove deturpanti piaghe son pastura d'insetti. Spento, in un vago grigio il fulgore d'ebano in scheletriti corpi, immensi occhi più non implorano. Inariditi, mi trafiggono dignitosi nel manisfesto miasma di morte. Negozio la resa della coscienza con quanto giudicai rinuncia trattenendo in me la tragedia. Potessero mutarsi in fonte le mie lacrime e dissetarvi qual figli.
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Ciò che vissi e vidi tra loro mi fu lezione d'umiltà e di coraggio

L'autore
elena rapisa

Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do

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Commenti (3)

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C

un toccante messaggio, fa rabbia constatare l'indifferenza di molti e la nostra impotenza, notevole complimenti

Patrizia Ensoli15 dicembre 2011

Io credo che questa lirica si commenti da sola... Non se ne parla mai abbastanza, o nel caso, le parole non vengono seguite dai fatti ... Grande merito alla sensibilità dell'autrice, argomento difficile ... Ammirazione...

g
giovanni bagnariol21 novembre 2012

Profondamente vera e sentita, questa lirica, sorprende per la visione realistica di un mondo fatto di sguardi, di volti e di anime che direttamente interpellano tutti noi e ciascuno, al di là delle schermature e degli idoli di una società ipocrita (la nostra) molto più ricca di cose e di beni ma più povera di valori umani schietti e sinceri.