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Dialettali 22 dicembre 2011 · lettura 2 min · 1294 letture

A undi si? Nu sognu cangianti

estro non diede beltà 91 poesie pubblicate
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Mi 'nsegui, comu nu cani i caccia, n'umbra 'mbucciata 'nda menti, si nu turmentu tutti i mumenti, u 'hiauru ru to 'hiatu 'nda faccia. Mi giri 'ntornu comu na paccia, cu l'occhi lucenti, cu cori battenti, felici, non penzi cchiù a nenti, e 'spetti ca l'anima mia ti percia. Tu si l'arcu, jeu sugnu a freccia, po bersagliu 'ill'amuri, sfuggenti, chi non pijia tanta genti, ogni tiru lascia ra passiuni a traccia. Viru sempri a to bella faccia chi sorridi cu tutti i to renti, comu se 'ncuntri vecchj parenti chi vo sringiri forti 'nde braccia. Ti mangiu! Si na cadda focaccia, 'nde me mani diventi bruscenti, spumeggianti, 'mpetuosu turrenti chi si jetta 'ndo mari in bonaccia. U sognu cangia, diventi di roccia, undi sbatti nu ventu i punenti, oramai u me amuri non senti, chi cari 'ndo chfiumi guccia a guccia. Dove sei? Un sogno cambiante. Mi insegui, come un cane da caccia, un'ombra nascosta nella mente, sei un tormento ogni momento, l'odore del tuo sospiro nella faccia. Mi giri intorno come una pazza, con gli occhi lucenti, col cuore battente, felice, non pensi più a niente, e aspetti che l'anima mia ti trafigga. Tu sei l'arco, io sono la freccia, per il bersaglio dell'amore, sfuggente, che non colpisce tanta gente, ogni tiro lascia della passione la traccia. Vedo sempre la tua bella faccia, che sorride con tutti i tuoi denti, come se incontri vecchi parenti, che vuoi stringere forte nelle braccia. Ti mangio! Sei una calda focaccia, nelle mie mani diventi rovente, spumeggiante, impetuoso torrente che si butta nel mare in bonaccia. Il sogno cambia, diventi di roccia, dove sbatte un vento di ponente, ormai il mio amore non senti, che cade nel fiume goccia a goccia.
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estro non diede beltà

Se sei bravo puoi scoprire chi sono anagrammando il mio pseudonimo. Se non sei interessato è lo stesso. Un aiutino per chi vuole scoprirlo: L'Europa prega e lavora con sobrietà, mentre Parigi colta e mondana mostra del mio viso l'ambiguità, icona, della geniale creatività italiana.

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