Ferite
Antonio Filippelli
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Passerei l’intera mia vita
con le mani insanguinate,
se abbracciare te
fosse custodir, stretta e gelosa,
una splendida rosa.
E dal più leggero al più profondo
di quegli splendidi graffi,
non prego neanche un poco
il rimarginar,
mai non voglio cicatrici di ciò che,
anche nel consueto dolore
che sboccia semplicemente vivendo,
procura amore.
E il mio grondar di ferita
sia perpetua sorgente
di quel rosso atto a preservar
petali dalle offese del tempo,
che proverà a sbiadirti,
a cambiarti colore.
L’amor vero si nutre di
reciproche piaghe, comuni squarci
azzanna avido le parti molli
delle nostre debolezze,
distrazioni, collisioni.
Ma in pasto gli daremo
la mia voglia di tenerti stretta e sanguinar
e la tua prepotente dolcezza
nel non voler mai appassir,
vestita di fragilità
in passaggi e passaggi
di ruvido vento.
©
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Antonio Filippelli
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