Vincent
Rocco Pulitanò
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Conducimi
là dove posso
ascoltare ancora le bianche
e spumeggianti melodie
che s'infrangono
sullo scoglio, le sole mie
rimembranze protette dall'invasivo
ardire di sguardi indiscreti,
di accaniti "macellai" che segnano
il mio corpo sorretti dalla scienza.
Accanto a me bianchi camici
si alternano, violano il mio pensare
alla ricerca del mio nemico occulto,
della luce svanita, perduta nelle stanze
dove il ferro bruno è il solo mezzo di confine
tra me e la libertà.
Lascia scivolare il mio corpo,
appesantito da inutili cure,
da professati miracoli che accendono
le menti più spente,
sguardi che fissano un punto
dove l'astratto si materializza e trasforma
la mia follia in colorate tele,
vero miracolo
della mia esistenza.
©
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L'autore
Rocco Pulitanò
Scrivere è forse il solo momento di conciliazione che riesco a concedermi quando il dolore inquina i miei sogni. Mi aiuta ad essere meno ipocrita con me stesso, se mi illudo che la sofferenza sia solo un temporaneo appannaggio della felicità. Io che ho creduto d’ingannare il tempo, di rendere le distanze solo lunghe pa
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