Occhi di cielo d’Africa

Seduto in quel caffè
con in mano
un bicchiere ormai vuoto
osservo un film muto.
Strada riflessa nel vetro
la vita che scorre,
occhi spenti di turisti
provati dal tempo della fornace
che incendia l’esterno
mentre il freddo polare
rinfresca il lussuoso interno.
Un mondo laido mi appare,
mi alzo, la porta di vetro
scorre, si apre: ventata di fuoco,
l’aria incendia la pelle
ed il corpo di sudore si imbratta.
Sospeso tra polvere e cielo
in un azzurro di luce accecante
alzo le braccia orizzontali,
vorrei che fossero ali,
sollevarmi e…
salire…salire… salire,
sempre più in alto
come aquila chiusa nel cerchio.
Scivolare sulle ali del vento
scrutare l’immenso continente
con i suoi luoghi di varia bellezza
di colori “brucianti” mozzafiato
e drammatica realtà,
dove animali cacciano altri per vivere,
uomini cacciano altri…
per ignoranza, potere e svago.
Gli occhi si chiudono
le braccia scendono leggere
ed il capo chino.
Piccola mano afferra la mia,
schiudo gli occhi e dall’alto osservo
riccioli di capelli neri
grigi di polvere
come lo scuro tuo viso,
quel sorriso che porgi
fa flettere le gambe,
in ginocchio scruto lo sguardo
e quello azzurro di limpida purezza
che emana.
Vergogna al tuo cospetto provo,
conscio di essere responsabile comunque,
anche se non ti conosco.
©
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Commenti (1)
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Chiara Vacchieri29 dicembre 2012
Leggere questi versi di denuncia ed al contempo di compartecipato trasporto emotivo mi fa sentire oltremodo coinvolta. E' una realtà che oltre ad ispirarmi in qualità di poetessa, a toccarmi da vicino come donna, mi vede coprotagonista nella veste di futura mamma adottiva. Molto sentita e piaciuta. Complimenti
