L'infruenza
Luciano Tarabella
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Eccomi vì: respiro ammalapena,
(ciò la febbre a novanta di siùro!)
la mi' testa è una spece d'artalena,
'un posso stà alla luce né allo scuro.
Mi sembra d'esse una bestiaccia aliena
di vélle che camminano sur muro,
ogni 'osa che assaggio m'avvelena,
insomma sono propio morituro.
La mi' mogliè mi dà le medicine
ma sortanto se sono addormentato
e allora dai con pillole e supposte.
'Un c'è nulla daffà, sono alla fine
cor briciolo che resta der mi' fiato
saluto... i penzio... nati... delle... Poste.
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L'autore
Luciano Tarabella
Nacqui nel millennio scorso da pochi ma onesti genitori. Scrissi la mia prima,orrenda, poesia all'età di otto anni e da allora non ho ancora smesso nonostante sia stato diffidato più volte. Scrivo in italiano ed in vernacolo livornese, in versi sciolti o legati alla metrica sui più svariati argomenti. Amo la satira,
Commenti (1)
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s
sergio garbellini7 maggio 2013
Un sonetto delizioso, con versi alternati e metrica sublime, il tutto a dimostrazione che fare poesia è possibile con tutto e questo tema lo sta a testimoniare, complimenti per la linearità e musicalità della lirica.
