Caino e abele
Antonio Filippelli
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Pezzi d'odio
conficcati nel cuore,
cani in giacca e cravatta
bussano alla porta,
fiumi di fango
si riprendono il maltolto,
amministratori trasudan lussuria,
ad intervalli scolpiscon l'aria
in forme di promesse.
Gomme di misera cultura
cancellano il viso
a chi, con scura pelle e sbiadita dignità,
non trova posto in questo mondo.
Lievitano segni d'un principio di fine.
E’ sempre autunno per i rami,
tremule d'un vento sabbioso
cadono le ultime speranze
d'un piacevole vivere pace.
Caino è un banchiere
che non si sporca più le mani,
uccide Abele con manovrate flessioni
di Borsa e avidità.
Pagheremo ancora a lungo
l'affitto alle nostra vite,
gestite a schiera
su un terreno freddo e secco,
dove prima fiorivano
tentativi di Dio.
©
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Antonio Filippelli
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