Del tempo che fu
elena rapisa
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Indossava nere vesti di antica foggia
come d'antico sapeva lo sguardo chinato
muoveva dosando i passi, lenta,
lungo il tratturo che discendeva a valle
e la gerla incideva le spalle provate
Sette fratelli, il padre, la madre,
chi chinato sui campi a rimuovere zolle
chi nella stalla, lei al focolare.
Le sere invernali, assisi su scranni
fra fragranze di sterco e di paglie,
distese le vacche ancor ruminanti,
nel vacillante chiaror di lanterne,
rapita ascoltava racconti di lupi,
di streghe ghignanti, di bimbi rapiti da orchi
e poi a dormirsi ancora tremanti
e scricchiolava il giaciglio.
Tutto è mutato nel tempo: è arrivato il progresso.
La vecchia cascina, un agriturismo,
ha nome Masseria della Nonna,
cibo biologico, aria di campagna
e per vedere le vacche ora si paga.
Nonna Trudl dal Camposanto
riflette smarrita, benedice i nipoti e
finalmente riposa.
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
Commenti (1)
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Patrizia Ensoli2 febbraio 2012
Lirica che ha risvegliato in me, vecchi ricordi, la nonna che narrava di tempi passati, i campi, il lavoro duro e doveri antichi, radicati... Vite che si snodavano e si incatenavano attorno al focolare familiare... Una descrizione delicata e soave, molto apprezzata

