Incontro tardivo
Ora che ci penso
io non c'ero
dove mi fossi rintanato
stanco e tremante
non chiedere
non lo so nemmeno io.
Sono stati attimi infiniti
il prolungarsi di incubi
vermi insani
che scavavano e rodevano
e domande
milioni di domande
fuochi d'artificio inespolsi.
Faticavo a respirare
erano sorsate amare
fiele che per abitudine
era diventato aria
che si accumulava
in quel vuoto pesante
e pieno.
Ho aperto gli occhi
senza sapere perchè
e ti ho vista
capita e affrontata.
Non ci vedevamo da quasi un anno.
Un po' hai pianto
è stato un sorriso amaro
quando, con fastidio,
ho realizzato
che le tue lacrime
ancora urlano alle mie braccia
stringila.
Abbiamo anche riso
e ci hai provato
a risvegliare il mostro
geloso e furente
che una volta nascondevo così male
e che tu blandivi
con un amaro senso di colpa
per impedirmi di vedere
con quali sciocchi giochi
stessi animando
il tuo animo mai pago.
Ho ricordato sollevato
anche i momenti felici
quelli che di solito uno conserva
gioielli rari
e che io
neanche col più severo impegno
ero più capace di sentire.
Sai cosa ho capito?
Continuavo a nascondermi
da qualcosa che non c'è più.
Mi hai regalato la vita
e mi hai ucciso così tante volte
che non speravo di rinascere.
Ma adesso
finalmente
sei un ricordo
qualcosa che sì
conserverò
ma senza paura
di perderlo.
©
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