Meta
Era lì l'alba mercuriale a sfogliare il mio destino.
Nell'alveo delle mie tardive abitudini non curavo ormai il mio corano.
Nelle sporgenze delle temperamento volevo disegnare la fantasia.
Il timido sorriso apriva varchi generosi per la mia fatale memoria.
Non credo più al bisogno della fede per sanare le ferite.
Solo l'autostima e la verità della coscienza mi farà guadagnerà nuove mete.
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