Affine al Nulla
Abbruna: nella sera si discioglie,
alchemico licore, il chiaro lume;
al casto vento fremono le foglie
e rogge tinte il ciel morente assume.
Un nero manto in sè le forme accoglie.
che subite dileguan, come piume
leggere al soffio, come morte spoglie
di navi in gorgo tra le bianche spume.
E' affine al Nulla, che tra spire avvolge
le cose, pago mai di sgretolare
dissolver gli enti in polvere e in bruma.
Un Nulla, che i mortali anche travolge,
inermi, involti in quell'inquieto amare
e odiare in cui la vita si consuma.
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L'autore
Teone
Riminese. Laureato. Nuovamente iscritto alla facoltà di lettere e filosofia ( Università di Urbino ) Lettore appassionato: letteratura russa, testi filosofici, logici. Non ancora deceduto.
Commenti (1)
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il francescano24 febbraio 2012
Colui che ha immesso questa poesia dimostra chiaramente di conoscere in modo assoluto le tecniche poetiche, nella fattispecie l'arte del sonetto. Ha ragione chi ha scritto "di sapore antico", poiché il carme riprende esattamente lo stile dei poeti di tanti anni fa. Eppure la grazia e l'arte con cui è scritto affascinano ancora, ed è come sentire l'uscire dal forno vecchio a legna il profumo del pane fatto con l'antico metodo (e non con l'elettricità moderna). Il vecchio sonetto non è certo morto, se si riesce ancora a leggere una poesia così...