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Riflessioni 1 marzo 2012 · lettura 2 min · 2181 letture

Aspettando Dio alla fermata del tram

Hariseldom 1264 poesie pubblicate
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Capitai per caso di fronte al tabaccaio e senza biglietto, con il cappello sugli occhi alla fermata del due e del tre. C'era una donna aveva capelli biondi e corti portava una rossa gonna e leggeva i manifesti dei morti. Il cielo era sereno, ma il mare in burrasca e mi veniva voglia di cantare, ma l'ora era tarda. Avevo deciso d'aspettare Dio magari l'avessi visto, quando, dal pulman, scesero sacerdoti di molte fedi e un onesto ladro di conigli. Il cielo era sereno onde alte più di me nessuna traccia di gabbiani solo un cane su quella spiaggia. Sperai di vederlo all'altro bus, ma scesero due atei di provincia e un anarchico di Brescia con il codino anche se era vecchio. Stavo andando via perché Dio non s'era visto quando la donna dalla rossa gonna mi mostrò il mio volto sul manifesto, si, quello dei morti. Il cielo era sereno, ma era arrivata una nuvoletta, la donna rideva e la messa era già iniziata per un ateo di borgata morto nell'attesa di un Dio di un'altra fermata.
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Commenti (1)

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Antonio Filippelli2 marzo 2012

Il vano tentativo d'attendere Dio, un Dio al quale non si crede mai abbastanza, o non si crede per niente! Questa poesia descrive, come la scena di un film surreale, la condizione che, chi meno chi più, attraversa durante la vita: un dubbio perenne, soprattutto nei momenti di inspiegabile difficoltà e dolore, sull'esistenza di Dio! Bellissima...