Aspettando Dio alla fermata del tram
Hariseldom
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Capitai per caso
di fronte al tabaccaio
e senza biglietto,
con il cappello sugli occhi
alla fermata del due e del tre.
C'era una donna
aveva capelli biondi e corti
portava una rossa gonna
e leggeva i manifesti dei morti.
Il cielo era sereno,
ma il mare in burrasca
e mi veniva voglia di cantare,
ma l'ora era tarda.
Avevo deciso d'aspettare Dio
magari l'avessi visto,
quando, dal pulman, scesero
sacerdoti di molte fedi
e un onesto
ladro di conigli.
Il cielo era sereno
onde alte più di me
nessuna traccia di gabbiani
solo un cane su quella spiaggia.
Sperai di vederlo
all'altro bus,
ma scesero due atei di provincia
e un anarchico di Brescia
con il codino
anche se era vecchio.
Stavo andando via
perché Dio non s'era visto
quando la donna dalla rossa gonna
mi mostrò il mio volto
sul manifesto,
si,
quello dei morti.
Il cielo era sereno,
ma era arrivata una nuvoletta,
la donna rideva
e la messa era già iniziata
per un ateo di borgata
morto nell'attesa di un Dio
di un'altra fermata.
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L'autore
Hariseldom
Commenti (1)
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Antonio Filippelli2 marzo 2012
Il vano tentativo d'attendere Dio, un Dio al quale non si crede mai abbastanza, o non si crede per niente! Questa poesia descrive, come la scena di un film surreale, la condizione che, chi meno chi più, attraversa durante la vita: un dubbio perenne, soprattutto nei momenti di inspiegabile difficoltà e dolore, sull'esistenza di Dio! Bellissima...

