Nel fango della notte
Giovanni Chianese
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Inconsciamente corro
tra fasci di luce notturna
sulla strada dei tormenti
Come un vichingo
nei pensieri cruenti vago
tra fendinebbia della notte
Sento rumor di gomme
sull’asfalto
m’apparto in solitudine
piango nell'invisibile
Viaggio su pece strisciante
che scotta e puzza di bruciato
quando scocca la mezzanotte
Un rosso fuoco
d'irruente destino
seminude lucciole avvolge
Cuori d’ancelle piangono in silenzio
s’illuminano affusolate gambe
sono luci abbaglianti in cerca di tabù
Nei fari della tentazione
l’amore proibito si consuma
tra ghetti occulti
In nidi d'amore
sfolgorate da fari della notte
brillano falene
son fottuti desideri d’altri
Nei fari della notte
pozze di sangue
grondano sul selciato
sono trasversali vedette
di bande galeotte
Agli angoli di latrine
vagabondi s’ubriacano
tra cartoni ed escrementi
ma come i loro cani
per non morire dentro
hanno la carne dura
Nei fari della notte
il terrore squilla al telefono
muoiono i giovani
del sabato sera
nella pausa del silenzio
Al sorgere dell’alba
sui marciapiedi della notte
si spengono i fari
un nuovo giorno di speranza nasce
Tra metropoli illuminate
in attesa di ritmi urbani
vite di nessuno
d'anestetici si cospargono
Sta piovendo sul mio volto
è quasi l’alba
pioggia battente m’inzuppa
lava la vergogna
mentre il fango nelle fogne scorre
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L'autore
Giovanni Chianese
Già da piccolo mostra una tendenza ad amare gli spazi liberi e il verde, dove spesso si rifugia in contemplazione. Crescendo, cresce anche la sua sensibilità verso l’ambiente paesaggistico, che è sempre più afflitto dalle nefandezze umane e verso le grandezze universali, tanto da sentirsi portato a dialogare con la na
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