A stati finiu. Nu pisci, vivu, senza mari
estro non diede beltà
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Chioviva.
Via! Via!
Fuiti!
'rriva l'acqua!
Gucci grossi bucavunu a rina,
rimbumbavunu troni a Santu' lia.
I bagnanti, gia 'nda via marina,
chi robb'e mani scappavunu via.
Sulu, 'bronzatu, ca pej vagnata,
comu nu 'ddiu ri niri fundali,
trasi pel'urtima lenta 'natata,
a menz'all'undi a vo' 'mmaginari.
A vuci? Rumuri ra mareggiata.
A carizza? Ill'acqua 'maru sapuri.
I baci? I risucchi ra respirata.
L' amuri? Perdiu! Sulu l'uduri.
Nesci supr'a spiaggia 'ssulata,
mari grigiu, celu 'niricatu,
ra stagiuni l'urtima jornata,
avvilitu, curr'a casa, disperatu.
Manca l'aria. D'amuri 'ffucatu,
nu vulcanu sutt'acqua scoppiatu.
"Jettasti focu senza brusciari?"
"Sì!... A fici luntanu scappari.
U so ricordu mi faci campari,
comu nu pisci, vivu, senza mari."
Pioveva. Via! Via! Scappate! Arriva la pioggia!
Gocce grosse bucavano la rena,
rimbombavano tuoni a Sant'Elia.
I bagnanti, già sulla via marina,
con i vestiti in mano scappavano via.
Solo, abbronzato, con la pelle bagnata,
come un Dio dei neri fondali,
entri per l'ultima lenta nuotata,
in mezzo alle onde la vuoi immaginare.
La voce? Rumore della mareggiata.
La carezza? Dell'acqua amaro sapore.
I baci? I risucchi della respirata.
L'amore? Perdio! Solo l'odore.
Esci sulla spiaggia solitaria,
mare grigio, cielo annerito,
della stagione l'ultima giornata,
avvilito, corri a casa, disperato.
Manca l'aria. D'amore affogato,
un vulcano sott'acqua scoppiato.
"Gettasti fuoco senza incendiare?"
"Si! L'ho fatta lontano scappare.
Il suo ricordo mi fa vivere,
come un pesce, vivo, senza mare."
©
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L'autore
estro non diede beltà
Se sei bravo puoi scoprire chi sono anagrammando il mio pseudonimo. Se non sei interessato è lo stesso. Un aiutino per chi vuole scoprirlo: L'Europa prega e lavora con sobrietà, mentre Parigi colta e mondana mostra del mio viso l'ambiguità, icona, della geniale creatività italiana.
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