Sonetto d'autunno
Il fuoco di un ventare rapinoso
la foglia nel suo sibilo tramuta.
La scerpa, ella volteggia, cade muta
tra nembi d'altre foglie al suolo erboso.
Così la vita a noi: senza riposo
ci lacera, ci pezza, in altro muta
quella felicità non mai goduta.
E un brivido mi coglie e fa pensoso:
chissà se nell'estremo mutamento
la gioia sempre persa ed inseguita
non venga proprio allora a noi donata,
quando, cantando il suo supremo accento,
la voce ultima di nostra vita,
all'Universo tutto sia intonata?
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L'autore
Teone
Riminese. Laureato. Nuovamente iscritto alla facoltà di lettere e filosofia ( Università di Urbino ) Lettore appassionato: letteratura russa, testi filosofici, logici. Non ancora deceduto.
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