Raggiunta la vetta

Giovane donna,
la tua vita,
una scala
con gradini troppo deboli,
troppo disfatti,
da salire senza cadere.
Rivedi
i ricordi
come appesi
ad un filo di una ragnatela.
Genitori
troppo presi
da ulteriori piaceri,
carezze anelate,
abbracci mancati,
quello zio,
troppo affettuoso,
con le sue
leziose lusinghe
per farsi strada
nella tua mente,
per rapirla,
sottomettendola al suo
turpe gioco.
Quante mani estranee,
vogliose
hanno lasciato
un'impronta su di te,
e in silenzio nascondevi
tutto
per paura, per pudore.
Eppure
hai percorso
quella scala,
fermandoti per non inciampare,
attenta a non cadere
e sei arrivata in vetta,
senza mai perdere l'equilibrio,
con tanta voglia d'amare,
d'emozionarti, di vivere
anche se il tuo viaggio
è stato pieno di buchi, insidie
e gradini rotti
©
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Commenti (3)
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g
giuseppe gianpaolo casarini27 marzo 2012
Tema di grande interesse... trattato con garbo senza indulgere in particolari estremi... bella la figura di questa giovane donna... forte il suo lottare... quello zio... i genitori latitanti... bella la sua vittoria finale...
Francesco Rossi27 marzo 2012
Versi scorrevoli su una tematica che l'autrice ha poetato con acume rendendo la composizione pure un atto d'accusa.
Splendido Leotta Michele27 marzo 2012
il notevole impiego poetico in inquetanti stormi di levio piacere il cui soggetto coinvolge quasi tutti anche se con deferenze diverse, è un vero epitaffio che transita nel cuore, ma fa godere quella scala che ha saputo scavalcare gradini come un fiore che germoglia tra i temporali e il sole... che meraviglia è POESIA BELLISSIMA

