Reclusa nella paura
rita iacobone
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T'accosti alle mie spalle,
sleale un fianco m'accarezzi,
come serpente
sul corpo mi striscia
la paura...
m'attanaglia tra spire, e
il fiato toglie.
Prendi la mia mano,
là, mi conduci,
dietro a quella porta,
una stanza che vorrei
con pareti di cartone,
gemiti e grida di dolore
da nessuno sentiti.
Quale pretesto, oggi,
alzerà quella mano, che
tra i ti amo,
sul mio corpo
nervose carezze
poserà...
Io, piccola, sottomessa
all'ombra tua
pretestuosa,
nulla potrò, se non
sperare che presto
Finisca...
Te ne andrai, certo,
io allo specchio guarderò
una sconosciuta con
alterati tratti d'un volto
tinto di blù e vergogna.
Lo velerò
con tanta cipria, e
ingannando me stessa
al mondo racconterò
d'esser la solita
sbadata di sempre...
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L'autore
rita iacobone
Chi sono non saprei, da sempre sono alla ricerca di me stessa, cambiando in continuazione come un caleidoscopio. Vivo ogni sensazione intensamente col cuore e così a volte mi esalto altre mi deprimo. E' da questo stato d'animo che nasce da tanto tempo il desiderio di salvare pensieri tra parole di poesia. Tutti quei mo
Commenti (1)
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Anna Maria Scamarda1 aprile 2012
...E la cosa più vergognosa (non certo per le donne) è che "ancora oggi" se ne debba discutere... Un argomento sociale, fra i più scottanti, espresso dall'autrice in tono asciutto e colmo di sdegno... Com'è giusto che sia. Nell'auspicio che queste "troppe donne" si liberino dalla paura di denunciare i loro aguzzini... E' già denuncia sociale parlarne... ma le sole parole non bastano... Complimenti per il testo.

