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Amore 1 aprile 2012 · lettura 3 min · 3702 letture

Parole d'amore di ragazzi di vent'anni

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Andrea Corba 226 poesie pubblicate
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E non ci interessava niente piangere sui fiori che non crescono sui davanzali della tue finestre ma sapevano come colpirci, come rinchiuderci in camere separate a farci studiare Pasolini o D'Annunzio, non ci interessava niente. Noi eravamo per la nostre arte di sguardi appena dati, di camminate lunghe interminabili, di risposte a lunghe lettere di silenzi inviolabili. Eravamo meteore, eravamo astronauti del nostro niente, le costellazioni potevano benissimo essere dei quadri storti appesi con facce quadre e cuori indefinibili. Quando passavamo per il centro sembravamo dei vagabondi clandestini sprovvisti di documenti che se ci fermano per i nostri spasmi contorti, sulle labbra che appena si toccano, dovremmo mentire di non conoscerci. E alla radio parlavano di colpi di stato che ti facevano paura, e ti coprivi il viso truccato con le coperte perché sapevi, lo sapevi che avrebbero fatto la rivoluzione per i tuoi baci, per le tue mani con quelle unghie lunghe che sembravano fili magici di burattini di un teatro. Parlami di te portami a conoscerti, mi lanciavi dei piatti sporchi perché ti ascoltassi al telegiornale che erano pieni di guerre, che erano pieni di guerre di quelle sere stretti, avvolti nel nostro cuore celeste. Sogni che spaccavano le finestre per vederti, mi sentivo un po' come uno di quei grattacieli abbattuti in Afghanistan quando ti vedevo sorridere con un altro, che ti vedevo sorridere che volevo sorridere anch'io. Volevi litigare solo al passaggio dei temporali perché non sentissero i nostri battiti cardiaci accellerati, ad aspettarci il riarmo degli aerei con dei volantini di poesie di quattro righe scarse, i tuoi capelli sparsi sulle panchine a fare dei calorosi black out perché volevi vedessero le tue lacrime piovere dai balconi di via 20 settembre. E i giornalisti erano sempre li, ad osservarci a declamare come bardi impazziti le nostre cronache nere, con i flash che ci stordivano nemmeno fossimo delle rock star di vent'anni. Bruceremo come i carburatori delle vecchie auto rubate, soffiandoci via la sabbia dagli occhi sgranati a vedere qualche qualche quadro storto. Soffierai sulle costellazioni per formare nomi di galassie che ancora non so, come ti chiami, chi cazzo lo sa come hai fatto ad abbracciarmi e formare l'universo. Ci arresteranno i sogni sul filtro delle sigarette, quel tabacco Virginia che ti scivolava sempre sul braccio, che sembravano lentiggini, le tue oasi fisiologiche, gli abbracci. Parole d'amore di ragazzi di vent'anni scritte sui vetri della macchina dai nostri aliti freddi, fogli romantici sparsi tenuti insieme da un sottile strato d'incertezza.
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L'autore
Andrea Corba

Andrea Corba, aspirante poeta friulano ventitreenne, inizia a scrivere verso la fine del dicembre del 2008 dopo una dolorosa perdita nella sua famiglia. Questo fatto inizialmente lo distrugge ma attraverso lo spirito della musica arriva a comporre le sue prime poesie, sottoforma di ...racconti, inizialmente. Le sue poe

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