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Cronaca 2 aprile 2012 · lettura 2 min · 2201 letture

L’ultimo viaggio

estro non diede beltà 91 poesie pubblicate
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Brividi. Sudore innaturale, il virus nel tessuto cellulare, la febbre di rinascere, t’assale, al delirio, non resta ch’emigrare. Il colore d’Italia negl’occhi, illumina l’anima disperata, pulsano nella testa i rintocchi, l’ora di arrischiare è scoccata. Dall’Africa, dai sultani, scappare, sotto il sole aspettare il barcone, senza paura dell’onda del mare, coprirsi con un semplice maglione. Donne, uomini accovacciati, stretti nel silenzioso brusio, sono spaventati, i disperati, chetati dal continuo sciabordio. Al buio, curvi, addentano panini, alle luci dell’alba, stralunati, scoprono la vita nei vicini, respirano, si sentono rinati. Di notte, restano ammutoliti, i bisogni cadenzano le ore. Di giorno, in un sol uomo uniti, perdono anche l’ultimo pudore. L'amaro profumo dei marosi copre i loro sporchi umori, avvinghiati nei sobbalzi dolorosi, vivono i loro carnali tepori. All'improvviso si alza il vento, s'imbarca la maligna mareggiata, s'intravede l'approdo di cemento, è “Lampedusa”, la terra sognata. No! Perdio! Non si può attraccare! Il risucchio dei gorghi l’inabissa, nel caos non riescono a nuotare, dal molo qualcuno li fissa. C’erano nell’isola! Quasi! Riuscite! Si sbracciano per essere aiutate, bevono a pieni polmoni, ormai sfinite. Le forze... il cuore... la vita li ha lasciate. Entrano in un luogo muto, bianco. “L’ospedale? Ci hanno salvate?” Avanzano con i compagni, a fianco, verso le nuove vite insperate.
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Una delle tante tragedie di naufragio nel canale di sicilia, che colpiscono gli immigrati clandestini, uomini, donne e bambini spinti dalla speranza di cambiare vita.

L'autore
estro non diede beltà

Se sei bravo puoi scoprire chi sono anagrammando il mio pseudonimo. Se non sei interessato è lo stesso. Un aiutino per chi vuole scoprirlo: L'Europa prega e lavora con sobrietà, mentre Parigi colta e mondana mostra del mio viso l'ambiguità, icona, della geniale creatività italiana.

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Commenti (1)

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Francesco Rossi2 aprile 2012

Grande poesia di impatto sociale sui profughi che fuggono dalle loro miserie per raggiungere un paradiso terreno che non c'è.