Permetti mio Signore
rita iacobone
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Smarriti uomini,
privi di consapevolezza,
in barde d'indolenza
avanziamo
per solchi di vita.
Dalle nostre bocche
come pollini escono
parole, parole... che
nel vento diffuse
male però fecondano.
Chiusi per paura,
in abbassati sguardi
non notiamo
fiorite aiuole negli animi
curate,
pane secco
l'amore gettato,
quell'affetto represso
nel cuore bisaccia...
Personalizzato perno
il nostro disagio,
smanioso il correre...
ah, poter fermarsi,
la testa girar indietro...
l'ombra del gelo
tra mani imploranti
rincorrerci vedremo,
quel vuoto nell'intimo
imperante...
del nulla si riempie.
Mio Signore, permetti
a rancorosi e
arcigni giudizi,
divenir parole di carità,
vederle come rondini
in alto svettar,
inducendoci in riflessione
ad alzar lo sguardo
verso l'infinito ordine.
©
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L'autore
rita iacobone
Chi sono non saprei, da sempre sono alla ricerca di me stessa, cambiando in continuazione come un caleidoscopio. Vivo ogni sensazione intensamente col cuore e così a volte mi esalto altre mi deprimo. E' da questo stato d'animo che nasce da tanto tempo il desiderio di salvare pensieri tra parole di poesia. Tutti quei mo
Commenti (1)
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Francesco Rossi9 aprile 2012
Questi sono bellissimi versi poetati con trasporto dall'autrice in una dimensione universale che rapisce il lettore per intensità.

