Via crucis
Antonio Filippelli
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Quel corpo sanguinolento
a raccogliere polvere
insultato e sputato,
frustato, trafitto.
Quel corpo strappato
alla madre, ai fratelli,
a chieder perdono
ancor prima di morire
per quelli che la morte
gli portarono violenta,
intera come un pane,
vestita, d’agonia e dolore.
Quel corpo
in terra a cadere
tre volte o forse più,
sulla schiena violentata,
una croce pesante,
e pesante si fece il cielo,
di nubi nere,
e pesante si fece la via della croce,
d’un terremoto spaventoso.
Cadde e cadde e cadde ancora,
sulla via della croce,
negli occhi d’un banchiere,
nelle mani d’un pedofilo,
nel mitra del soldato,
nella bomba che cadde ed esplose,
lei sì, esplose.
Non esplose l’amore
dalla morte di Cristo.
Quel corpo dolente
e contorto,
un ramo d’ulivo
proteso nella pioggia,
nelle lacrime di quei pochi
che rimasero sotto
a bagnarsi il viso d’aceto e sangue.
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Antonio Filippelli
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