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Amore 11 aprile 2012 · lettura 3 min · 3466 letture

Tempi di licenziamento d'amore

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Andrea Corba 226 poesie pubblicate
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Tra le costole fragili spezzate dalla televisione che ci facevano guardare i tramonti attraverso gli schermi digitali, ci facevano scivolare i capelli e l'accostarci delle nostre labbra chimiche, che volevamo tornare a ridipingere i fulmini e chiudi tutte le finestre che tremano i cieli dal troppo piovere. Ti ricordi quando andavamo a lavorare solo per cambiarci gli abiti, i panni sporchi buttati in lavatrice che sudavamo freddo per lo stress, fumavamo sigarette che ci costavano qualche tempesta tra i nostri occhi chiusi e respiravamo smog che uscivano dai nostri aliti per urlarci di fermarci che non potevamo innamorarci, non potevamo innamorarci, non potevamo. E dammi la mano per farmi vedere le tue venature storte, linee guida per le tue lacrime che raggiungevano i torrenti, che erano stelle cadenti, che erano soffice piovere sotto queste nuvole che fanno ridere, che ci fanno ridere. Tra le fabbriche che lavorano di sera perché sono in tempi di licenziamento che sono in crisi finanziaria, che siamo in crisi di malaria, che siamo in crisi, che siamo nomadi e i carabinieri che ci arrestano perché ci guardiamo troppo e cerchiamo di baciarci usufruendo di alcolici da discoteca, perché siamo troppo innamorati da aver paura di innamorarci ancora. Ci sembra di sbattere contro i vetri ad un ritmo di 160 battiti cardiaci per volta e poi, poi arrivi tu che spacchi le mie finestre con i sassi perché mi sono dimenticato del nostro appuntamento e ti porto a lavorare in mezzo ai campi ad inchiodare stelle sui bracci di robot metalmeccanici. A bere cinque giorni alla settimana, che non ci bastavano i soldi per un tirocinio lungo i tuoi capelli lunghissimi irregolari, con le doppie punte, per una crisi di nervi che ti si chiudeva lo stomaco per la carestia di abbracci. La nostra è una linea produttiva che sarà presto chiusa, andremo in cassa integrazione perché ci guardiamo troppo, e troppo spesso ti sento dal cellulare che stai piangendo, che ci fanno chiudere le braccia e ci spediscono a casa ancora dormendo. Le sere, ai parchi a tirare foglietti volanti con il nostro nome sopra che vada a sciogliersi negli stagni a formare altre oasi, dei deserti, le tue occhiaie azzure e i miei respiri profondi sui tuoi capelli. Che sembravamo ansiosi di provare a distenderci un po' per non capirci, un po' per non pensarci a quelle finestre rotte da cui entra la pioggia. E il soffitto ha dei fori che sembrano proiettili di una guerra di insulti per quattro righe scritte, per quattro parole d'amore. A passeggiare per le metropolitane di Milano, ad imbucarci nelle stazioni deserte sulle panchine a dipingere i muri con le tue poesie, ad afferrarci per i polsi, a collassare sui pavimenti, a disegnarci altri tramonti. Potrei accarezzarti le lacrime per mostrarti la pioggia scivolare lungo le gallerie dei tuoi sguardi?
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L'autore
Andrea Corba

Andrea Corba, aspirante poeta friulano ventitreenne, inizia a scrivere verso la fine del dicembre del 2008 dopo una dolorosa perdita nella sua famiglia. Questo fatto inizialmente lo distrugge ma attraverso lo spirito della musica arriva a comporre le sue prime poesie, sottoforma di ...racconti, inizialmente. Le sue poe

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