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Dialettali 15 aprile 2012 · lettura 1 min · 3352 letture

I vecchi vanno ammazzati da piccini

Luciano Tarabella 944 poesie pubblicate
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Quando m'apparse gnuda mi son detto: - Ora ni sarto addosso e me la faccio! - ma l'arnese occorrente era uno straccio e 'un ne vòrse sape', quer malidetto! Tentai di rimedia' cor un sonetto di vélli che le fie le piglia al laccio, ma lei si mise a piange' e per un braccio mi prese e mi buttò forì dal letto. Da sveglio po' pensai: - Nemmeno in sogno rùscolo un po' di topa forestiera eppure, deh, n'avrei tanto bisogno!- Sur subito, però, viddi che c'era quell'aggeggio (1) che... (a dìllo mi vergogno!) e piansi dar mattino fino a sera. 1): il catètere.
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Sonetto classico in vernacolo livornese.

L'autore
Luciano Tarabella

Nacqui nel millennio scorso da pochi ma onesti genitori. Scrissi la mia prima,orrenda, poesia all'età di otto anni e da allora non ho ancora smesso nonostante sia stato diffidato più volte. Scrivo in italiano ed in vernacolo livornese, in versi sciolti o legati alla metrica sui più svariati argomenti. Amo la satira,

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Commenti (2)

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aspide15 aprile 2012

Ogni tanto ritorna il mio vecchio amico labronico Tarabella, e sempre con la sua tipica ironia ed autoironia (che è ancor meglio) toscana, a ridere su se stesso con un linguaggio che solo per menti inadeguate può apparire grossolano e volgare. Un sonetto piacevolissimo questo nel tentativo di ruscolare un po' di topa forestiera sia pure attraverso il sogno, inutilmente purtroppo. Non dobbiamo però soffermarci soltanto sull'autoironico sorriso. L'ultima terzina, e soprattutto l'ultimo verso, escono dal sarcasmo per assumere, in quel pianto, una viva dote d'umanità. Un gran bel sonetto, reso ancor più bello dal vernacolo livornese.

Marina Pacifici15 aprile 2012

Un piacevole ed atteso ritorno del poeta livornese con un sonetto in irresistibile vernacolo. E nel puro spirito tosco la capacità di guardare la vita, e soprattutto se stessi, con la giusta dose di autoironia.