Venere di primavera
Antonio Torre
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I lunghi capelli danno alle porte che chiudete
nell’occhio intatto che s’annega al cuore.
Nulla cade al ramo netto
i cui ridesti fiori
opprimono la nuova primavera.
Dove la notte?
— E il frutto terso di ciascun rancore
spiana, emerso, il dolce ventre dell’ancella...
Ponete a gambo
il diffuso oro in cui si vela il cielo
e a cui le foglie destano gli eterni onori.
Se del ricordo siede ancora la corona
pure si china in voi il letto esente delle sfere.
Non per il vanto sono forma i vostri unguenti,
o per la cima,
in cui il pudore fittamente annuda;
Ma se dissoda a schiera
il chiaro vento alla presenza:
nessuno canti! se non chiarore accusa!
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