E dopo fu quiete

All'ombra di lenzuola
tra impudici sospiri,
nascondemmo i desideri,
adagiati sul fianco a darci tempo,
narcisi leggemmo i corpi.
Preludio, angelici baci,
poi il tempo del peccato.
Avviluppammo labbra su petali di rosa,
su vellutato pesco,
sfamammo la sete di ventri in tempesta
nelle fulvide chiome roride d'umori.
Danzai trai i seni mordevi il cielo
bruciando graffi sulla pelle.
Peccaminosi gemiti
reclamavano nel silenzio
la chiave che aprisse le porte,
l'una e l'altra complici
d'un amplesso voluto mai domo.
Assetati, sfamammo la sete,
bruciando i graffi sulla pelle.
E le urla represse dal ventre,
librarono la voce
nel miscuglio di parole mai dette,
gridate urlate pudicamente.
Consumammo il tempo.
Dei succhi proibiti godemmo ogni goccia.
E dopo fu quiete.
Angelici baci ancora,
ladri
in complici lenzuola
nascosero il Peccato.
©
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L'autore
leonardo d’auria
militare in pensione, sessantenne, ho riscoperto, dopo anni di anonimato interiore, il gusto di esprimere emozioni della mente.Spero di dare un'emozione a chi sente l'anonimato interiore che per tanto tempo mi ha attanagliato.
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