"io"
e, vorrei tanto saper nel giusto
pregare,
essere degno una speranza
alimentare,
come da piccolo un castello in aria
fare,
con poco quel tanto che basta
risolvere,
in canna le parole giuste
avere,
agli altri il senno dei giusti
donare,
in un sentiero stretto
accovacciarmi
che il temporale passi svelto
aspettare,
che sono piccola cosa
ricordarmi,
in alto il cuore e le mani giunte
alzare,
per tutti un domani migliore
implorare,
ad ogni dio del mondo una salvezza
chiedere, e
lungo e a lungo in fondo al mare
camminare,
alla scoperta di un nuovo
da salvare,
come è potente il vento
sentire,
le grandi porte impetuoso
apre,
i sentimenti importanti
distrugge,
col capo chino all'onda
sussurrare,
sbattimi contro una grande
roccia,
aprimi il cuore e fallo
contento,
buttami in faccia tutto
lo sterco,
di uomini stolti ed animali feroci,
tanto il passato è passato,
il nuovo se verrà sarà di un altro,
che godrà forse le mie misere
gioie,
che saprà meglio amare i miei
amori, e
il tutto sarà compiuto forse,
ma sarò al fine sempre:
io.
©
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Commenti (1)
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Bruno Leopardi17 aprile 2012
Non facile da seguire ma se si legge lentamente, coinvolge profondamente l'animo. E alla fine comprendi che l'autore desidera trasmettere la speranza che egli nutre per il domani. Bella e interessante la stesura.
