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Impressioni 18 aprile 2012 · lettura 3 min · 1818 letture

Più sei stronza e più piaci

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Andrea Corba 226 poesie pubblicate
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Parlavamo un po' così, dei tramonti che non avevano mai fine anche se non ci guardavamo, leggendo sui muri delle chiese qualche breve saggio storico e sul braccio ti eri scritta: "Dio è morto" e dio era morto sul serio. E ora lasceremo tremare le finestre, faremo entrare aria nei corridoi delle tue occhiaie, che non ti bastavano le sere luminose dove precipitavano i soffitti. E qualche pittore sordo ha dipinto pure i suoni degli oceani! E qualche artista muto ha dipinto pure le tue cazzo di vertigini! Una vita non bastava per scriverti su chilometri di carta, di quei baci che sapevano d'infinito, mettevi un punto alla fine di ogni frase come per ricordarmi che tutto ha una fine, ma se mettessimo una virgola, vorresti dirmi che poi la sera non riuscirai a startene da sola con i tuoi pensieri, i miei pensieri? Mi parli e mi straparli che vuoi vedermi solo nei libri, a fare da sfondo a qualche commedia in un teatro dove parlano di amori, amanti e dei. Mentre ci aspettavamo cercavi di farmi imparare le equazioni matematiche che studi a scuola e che cerchi di capire, dicendomi che poi tanto il nostro amore è uguale; pieno di aforismi che sembrano espressioni elevate al quadrato, e non ci capiamo più un cazzo, non ci innamoriamo più un cazzo. Poi, oggi, hanno detto che nei centri commerciali faranno gli sconti su pochi reggiseni imbottiti, ma tanto a te non te ne frega ti basta solo lucidare le labbra. Ed avere uno sguardo che spacca pure le vetrine. E ti pare di vestirti, come ti pare, tanto ci vedremo addosso alle impalcature sulle autostrade a fare da insegne, che tanto non ci parliamo più, che ne parliamo a fare se questa città dorme? Ma tu sveglia l'alba e chiedile, perché se un sognatore sogna, lei non muore mai. Tu sveglia pure la California che si metterà presto a tremare, che tanto prima o poi le nostre mani ristruttureranno i muri con qualche affresco. Le tue paranoie sembravano istiogrammi e credevi fosse un qualche evento sismologico all'interno del mio assiduo pensarti. Ed è come se fossimo sempre in fuga, ladri di quotidiani, che ci tatuiamo la pelle con scritte buffe e strane. Quella felpa ti stava proprio bene, ti si intravvedevano le vertigini quando mi parlavi degli orizzonti. Ed eri bella quando avevi la tenera espressione di buttarmi addosso qualche parola, adesso che sei stronza ti si aprono le mani che vorresti stringermi. Mi porti dietro sulla semplice copertina di un libro che hai in tasca dei tuoi jeans stretti militari che t'impedivano di correre, che ti stringevano lo stomaco tutti quei bicchieri il sabato sera e rischiavi di vomitare. Non ti bastavano le onde, no tu volevi il mare, tu volevi gli oceani. Era bello sapere che prima o poi la pioggia si scioglierà fino a farti vedere i tramonti colare, come acquerelli dai cieli cupi e grigi che tanto speravi. E ora continui a chiedermi se mi mancano i soffitti delle stazioni dei treni su cui dipingevamo gli addii. E continuo a pensarci, continuo a pensarci che più sei stronza e più piaci.
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L'autore
Andrea Corba

Andrea Corba, aspirante poeta friulano ventitreenne, inizia a scrivere verso la fine del dicembre del 2008 dopo una dolorosa perdita nella sua famiglia. Questo fatto inizialmente lo distrugge ma attraverso lo spirito della musica arriva a comporre le sue prime poesie, sottoforma di ...racconti, inizialmente. Le sue poe

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Commenti (2)

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Bruno Leopardi18 aprile 2012

Magistrale, è una storia completa. Verso per verso si riconosce l'essere donna ed il rapporto vincolato e vincolante forse, del punto alla fine di ogni frase. Fa venire rabbia ma è proprio cosi (fortunatamente a volte e non sempre). Il suo titolo è eloquente. Nulla da aggiungere.

aldo gasparotto18 aprile 2012

lo stile si sente, belle come sempre le tue poesie; questa ragazza ribelle, ma dal fare da stronza... mi ricorda molto la donna attraente senza se senza ma... bella bro sentita vorrei anch'io questa stronza