Incredula donna
Trattenendo spine con mani di velluto
cospargo il tuo soffice corpo,
la tua dolce anima
con l'intendo di ferire
la tua infinita schiena:
luogo deserto dove l'uomo non tace,
non espira per il vuoto
della tua incredula anima.
Trattengo terra, sabbia
per sotterrarti dentro me,
luogo dove sboccia la vita
eterno fa diventar l'esistere
in questo mondo mortale, caotico e corrotto
dal carro che in alto tu spingi
per non farmi salir,
carro delle conquiste,
degli amori passati e sepolti
in quel tratto tradito e arido.
Al passaggio dello stesso
lagune, fanghi che colmano fiumi
arrivano ai miei occhi
dove sboccan per passione
nell'immenso diluvio.
Non trattengo più né sabbia né spine
ma trattengo lei,
quell'incredula donna
custode della mia anima,
del mio corpo
di tutto quello che è vita,
della notte e del giorno,
della luce e del buio
nell'attesa che il suo corpo
arrivi alle mie braccia
per stringerlo e amarlo.
©
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