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Amore 26 aprile 2012 · lettura 5 min · 3735 letture

Tornami in mente come una poesia

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Andrea Corba 226 poesie pubblicate
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Le nostre immancabili canzoni, scritture cifrate delucidazioni, poesie. Le nostre mani timbrate all'ingresso delle discoteche come per catalogarci, come fossimo esemplari di una specie che debba per forza rinunciare a conoscersi. Le tue paure, le mie paure. E romperemo pure le file nei bagni pubblici visto che non c'era un ordine. Erano grandi i progressi tecnologici, nei cellulari mettevano pure le fotocamere. E adesso chi la fermerà la tua follia di tirarmi addosso fotogrammi, sempre fotogrammi coi tuoi dieci grammi di Virginia che non finivano mai. E si arrotolavano pure male le cartine. Come quando ascoltavi Bob Dylan e cercavi di urlare più forte del vento che cercava di attraversarti i capelli e tu assumevi una posa da incazzata. Volevi essere famosa come una dei telefilm americani. Magari chi cazzo lo sa, una Monroe o una Hepburn. Ti suono ancora una volta che mi manchi, cazzo se mi manchi. Ogni volta che ci penso sbaglio accordo e mi tocca ricominciare daccapo. Ma tu mi scrivi che sono i nostri vent'anni e che non ci dobbiamo preoccupare. Cristo, sembra una canzone di Ligabue già sentita. "Tutto passa che ci riderai su" Già, ridere. Sembra quasi un peccato da quanto tempo non osiamo ridere. E mi chiedo sempre come ci siamo arrivati a questo. Forse è il mio scrivere che ti provoca stati d'ansia da cui non sai uscire. Il tuo sistema nervoso saltato in aria come una mina antiuomo, per allontanarmi. E usi sempre gli stessi fazzoletti, coperte, cuscini, notti, stranotti, bicchieri luminescenti, le tue serate con le amiche, i tuoi fondotinta, le tue occhiaie distrutte, e mi scrivi che poi tanto torni, devi solo pensarci. Devi pensarci, devo pensarci. Devo pensarci, devi pensarci. E continuiamo a non vederci. Eppure lavoriamo otto ore al giorno sempre di fianco e mi chiedi se ti posso prestare qualche moneta per un caffè dicendo che sei isterica, che non ci posso fare niente. Non ci posso fare niente per il niente che posso fare. E dici che i miei scritti assomigliano un po' alle cose che non dici per paura di ferirmi, ma se mi avessi già ferito per non avermele dette, avresti detto che era uguale. Ogni sera alle undici ti ritrovo con quel libro che ti avevo regalato per il tuo compleanno. Ogni sera alle undici mi ritrovo con quel libro che mi avevi regalato per il mio compleanno. Ogni sera alle undici ci ritroviamo con quei libri che ci eravamo regalati per i nostri compleanni, tutto uguale. Pure il libro che non mi avresti mai regalato, parlava di un romantico che era scappato di casa per andare a trovare la sua ragazza. E dobbiamo cominciare a vendere le nostre ore libere e i tuoi orecchini per pagarci le ricariche telefoniche. Poi mi dici che ti sembrano troppo giovani quelle ragazze al sabato sera in discoteca, che ti sembra di essere loro madre e ti senti a disagio. E mentre te ne tornavi a casa mettevi le mani nelle tasche del giubbotto, che avevi freddo, che eri stipendiata da troppi pochi incontri. Da Milano a Roma, da Roma a Tunisi. Volevi cambiare lavoro. E continuo a suonare sempre gli stessi tre accordi, peccato che per scriverti dei tuoi sguardi dovevo usare pure il quarto. Davanti ad una folla che non si capiva se stessi piangendo, o ridendo, o tutti e due e ne veniva fuori un bel concerto. Le strade deserte con mille depliant svolazzanti con sopra scritto il tuo nome, com'è che me ne sia capitato uno in mano. Il bello di te era che per stringerti dovevo vederti e vederti era bello, era stupendo. Mi parli come se ti stessi mangiando le unghie quando tornerai a sorridere forse le dipingerai, le dipingerai. Sempre con quei jeans strappati che rincorrevano il tuo cuore e ci mettevi una pezza sopra, forse per nasconderti a qualche spacciatore che ti vendeva amore in nero. E troveremo il modo di pagare, troveremo il modo. Ancora ti ricordo e come ti ricordo ancora con quelle canzoni rock anni 60, che le abbiamo fatte nostre, che erano nostre. Come le albe, le sere a bere, i giorni passati a pensarci. I giochi pirotecnici a Milano che t'illuminavano le corolle verdi dei tuoi occhi. E ti suono come se avessi trovato uno spartito disordinato, come se mi fossi perso ad ammirarti i capelli che proiettavano sulle tue labbra una specie di abbraccio. Dici spesso che ti mancano ore di sonno perché ogni sera sbatti piatti, bicchieri e ti ubriachi di pensieri. E quanto ci costano quei pacchetti di Marlboro buttati via a metà fuori dalla finestra. Gli accordi usati e strausati come i tuoi pantaloni stretti. E se tu per curiosità vivessi d'infelicità, abbracceresti pure l'universo per sentirti meno sola. Dimmi che tornerai tra mille cose che ho perso, come una poesia: tornami in mente.
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L'autore
Andrea Corba

Andrea Corba, aspirante poeta friulano ventitreenne, inizia a scrivere verso la fine del dicembre del 2008 dopo una dolorosa perdita nella sua famiglia. Questo fatto inizialmente lo distrugge ma attraverso lo spirito della musica arriva a comporre le sue prime poesie, sottoforma di ...racconti, inizialmente. Le sue poe

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