Quelle estati perdute
elena rapisa
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Le mie estati lontane
memorie di albe nebbiose,
di sole impietoso
e frinir di cicale.
Di piccoli piedi feriti
danzanti su stoppie affilate,
di orti odorosi,
di spighe fluttuanti.
Le estati del mio ricordo,
là,
dove il sonnolento padre fiume
scorre lento, sornione,
in attesa di riprender possesso
dell'assetato, grasso pianoro.
Estati del tempo perduto
popolose di gente sanguigna,
di mani indurite, di donne estroverse
opulente, operose.
Di lazzi, di frizzi, di risa
e di risse.
Dove ceste di gelsi golosi attendevano,
sotto i portici ombrosi
che avide mani di bimbi
ne sciogliessero il succo.
©
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
Commenti (2)
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Patrizia Ensoli23 maggio 2012
Ricordi odorosi di aria, natura spensierati giorni, impressi e sempre vivi Delicata immagine, in versi molto belli
Duilio Martino26 maggio 2012
Questa lirica mi fa fare un salto nel passato mio rurale che ha condizionato e forgiato il mio essere. Un piacevole tuffo nel passato che sembra così lontano e che mi manca maledettamnte! Grazie!


