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Ezio Falcomer
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Ma mia mamma mi avrà letto?
Che diranno di me quando vango questi pixel
di tossine e psoriasi occipitali;
quando strambo esondo in catafratti
guaiti silenziosi
a saturare il mondo
già scazzato dal bisbiglio da stadio;
già rotto ad avventure,
a sventure, a frangicuori
da poltrona, da cadrega,
da aipòd, aipàd, uatsàpp, aitiùn..., bitùm?
Quanti poeti siamo in relazione
al prodotto interno lordo,
quanto pesiamo
sull'economia reale e quella della Grazia,
sull'equilibrio cosmico, e sull'attuale
deriva delle galassie?
Boh!
Un fremito, un brivido, forse anche un rutto
psicosomatico
il cor m'assale,
come una strizza da premiazione
al Quirinale.
La fantasia o l'ars?
Le emozioni o la filologia?
Sperimentazione o archeopoesia?
Boeri Perugina o ermetiche flatulenze pizie?
Boh!
Ma sì,
sventriamo questo Silenzio
da ambulatorio di medico di famiglia,
da obitorio.
Ruggiscano i pneumatici della scrittura
in una Convoy, come in un road movie;
in litanie prealcova e postalcova e sine alcova.
Disperdiamo sulla Moscova i nostri versi,
da generosi,
prima che una Beresina finale non venga
a romperci le uova.
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Ezio Falcomer
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