"al recupero"
e, come un acrobata l'uomo
cammina piano sul filo di lana
attento a non cadere di sotto
la rete non potrà mica salvarlo, e
non s'accorge che il mondo è cambiato
che nulla è più come una volta
il mare, le stelle, il sole, la luna
in cielo son sempre lì da millenni
e girano fan capriole sussultano
ridono di noi comuni esseri mortali
che avremo una fine studiata nel tempo,
che torneremo fugaci cartoline in un libro,
che alla pietà ci piegheremo se vinti,
che in fondo vivere è solo aspettare
che la magica nera esile signora
ci metta una mano sulla spalla e ci dica:
è consumato il tuo tempo tira le somme
la partita è finita non hai nemmeno diritto:
al recupero.
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Commenti (2)
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Splendido Leotta Michele27 maggio 2012
in un ...comunque... c'è sempre da dire la fine vien comunque... e colgo da questo simpaticissimo e meraviglioso,,,, che la costanza d'essere attento in fine e comunque, inderogabilmente come i citati astri a finire stampati in un libro in accoppiamento dell'oltre, si assume a fine sorte l'epilogo dentro le stesse porte... nel geniale è fantastica POESIA
Bruno Leopardi28 maggio 2012
...Nemmeno diritto al recupero. Ma che poesia. Davvero particolare. Letta con piacere. Formata da versi intrecciati ad arte. Piaciuta.

