Alla Terrazza dei tirreni
Sono di passaggio, cammino da solo
ti vedo da lontano, lanci il sasso ritiri la mano
dai, frase scontata come gl insulti che assorbo silenzioso.
mi ami o non mi ami, me ne infischio.
ne è passata d’acqua in fondo a quella caletta
ora , facevo solo una passeggiata spensierata
nell’aria pungente del meriggio
mi sento indifferente, alla freddezza che passa
in un soffio sul collo. il sole offuscato
da grigie nubi altalenante nella sua
messa in scena, sbiadita come da uno sciame d’api
già dimentica il furore nel suo calore.
o no ancora te? ma è mai possibile
che non possa stare in pace qui a quest’ora?
…quando il cielo è cupo al volgere della sera
mi distanzio dalle tu parole sterili in fondo,
ghiacce come il tuo cuore, come il vento
di libeccio che impazza ora sulla terrazza
a stravolgere i gabbiani dalle ali mozze.
dai non puoi restare qui, non posso restare.
non sapevo parlare così con te un giorno, eravamo liberi
senza quel forte vento di libeccio che rinforza e mai diminuisce.
Scivolando da te come una foglia ormai,
rifletto, guardo dritto negli occhi la mia coscienza
e il cuor modestamente si chiede con le spalle rotte
– ma,cosa vuoi
ancora da me?
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