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Impressioni 31 maggio 2012 · lettura 3 min · 4120 letture

Tempeste Elettriche

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Andrea Corba 226 poesie pubblicate
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E non ci avevano fatto dormire le nostre lunghe conversazioni telefoniche strette limitate ai nostri bicchieri sempre pieni di alcolici e i baci dati sotto le insegne ai neon, che ci rubavano pure gli scontrini nelle nostre fughe notturne strane. E ti chiedevi di che colore fossero le nostre mani quando si intrecciavano le braccia, come per intensificare questi abbracci inutili e poter abbracciare il tuo sguardo d'oceano e nient'altro. Ci eravamo un po' stretti nelle coperte ad osservare la corrosione dei cieli e la formazione di tempeste elettriche mentre cercavamo di parlarci. Ci eravamo dimenticati di ferirci ancora che non ti si scioglievano ancora le lacrime. E le mie mani quando ci passavo sopra per toglierti quelle azzurrità infinite di fondotinta leggera che ti colava e precipitava addosso alle guance macchiandoti, e tu arrossivi, tu arrossivi e facevi rinascere i tramonti. Eppure le evoluzioni cosmiche dei detriti spaziali ricordano stazioni alluvionali dove raccolgono frammenti di gocce d'oceano ricavate dall'orgasmo delle tue lacrime svolazzanti. E ci entravano pure le falene dal finestrino della macchina e non vedevamo più niente dalla nostra intossicazione alimentare d'amore che ci naufragava lo stomaco. E ti scrivevo con un inchiostro stanco sulle pareti di qualche edificio abbandonato, dove ci eravamo detti che: "Anche le lamiere hanno avuto il coraggio di sfiorarsi per costruire grattacieli bellissimi, e non c'era un cazzo di romantico" E la tua paranoia, le mie paranoie troppo chiare e confuse. Vorrei che tu mi aprissi i tuoi teneri occhi e lasciassi scivolare addosso delle uniformi mimetiche per confonderti ai nostri orizzonti, e sugli sfondi le ciminiere che, isteriche, lavorano di sera e fumano sempre, non sono in cassa integrazione. I dati statistici dicono che cerco di pensarti e tu forse stai cercando di dirmi che vuoi reinventare un universo in cui vuoi che la Luna mi attragga come se fossi un mare in burrasca. E ci limiteremo ad osservare con ammirazione i temporali perché col sole ci vediamo troppe ore al giorno. Perderemo del tempo passato a disegnarci addosso dei silenzi nomadi che imbiancano i cieli color grandine. E il blues dei tuoi capelli strani colorati che erano dello stesso materiale sfocato dei tramonti li avresti ridipinti con il colore delle aurore. Questi cieli magri e vuoti di parole celesti e nausee contemporanee al nostro risposarci su baci fragili che si disfano come parti biochimiche di qualche atomo. Com'è che esiste ancora Chernobyl, non l'hanno ancora distrutta dopo la nostra pioggia meteoritica di frasi d'effetto, d'affetto sotto effetto di tempeste elettriche.
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L'autore
Andrea Corba

Andrea Corba, aspirante poeta friulano ventitreenne, inizia a scrivere verso la fine del dicembre del 2008 dopo una dolorosa perdita nella sua famiglia. Questo fatto inizialmente lo distrugge ma attraverso lo spirito della musica arriva a comporre le sue prime poesie, sottoforma di ...racconti, inizialmente. Le sue poe

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