L'Abisso
In vetta mi restavo all’alto monte
dalle pareti lisce, strapiombate
e tutt’intorno v’era un fosso nero
per quanto che potea vista mirare.
Solo men stavo lì, senza speranza
tremante per lo freddo e di paura;
membra anchilosate, solo tormento,
il corpo mal reggevano le gambe,
la vista si spegneva lentamente.
Il cuore, di vita, nel petto dava
segno per forte e rapido pulsare.
Tremante, stordito, impaurito per tempo
restai quando, qual fulmine, aprironsi
le porte del cervello e dolce, soave
di luce luminosa a braccia aperte
avvolta dal Divino, azzurro Manto
la Celeste Maria m’appar di fronte.
In abbraccio mi stringe dolce e caldo
e mi porta per lo sereno cielo,
a braccia aperte a mò di rondinella
oltre l’abisso periglioso e nero
su spianato, odoroso, erboso prato.
Guardo, non è più .Nel nulla è dissolta.
ed io all’alto Cielo volto lo guardo
per scampato periglio e serenità
che avevo, così, pregai: Veneranda
Madre! O Divina!. Un respiro vicino:
Era mia moglie: Tutto fu un sogno.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
n
Tutte le opere →
L'autore
nello vittorio maruca
l'esperienza mi ha indirizzato sulla strada dell' umilta', l'umilta' e' ora la mia forza.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!