Minuetto
Un cenno lieve del viso
e disfacendo i capelli
su alabastrini fianchi,
ti abbandonavi armata
solo d'una ribelle ciocca
sul mio disarmato petto.
Quelle nostre iridi celate
affidate insieme nel buio
solo alle cure dell'anima,
le rintracciavamo inattese
a sorseggiare avidamente
stille di fugace tenerezza.
Quante volte ho addolcito il respiro
per lasciare che ti addormentassi,
nel dormiveglia legavi insieme
le lunghe dita di porcellana,
come a stringer nel fidato seno
un delicato fiore prezioso.
Le mie spalle erano voltate
a sostenere e dirottare
le crude frecciate dell'inverno,
eppure era serbato al cuore
il consacrare un monopolio
al fine di stordirci coll'amore.
E mentre rovisto nel dolore
distolgo i pensieri di uguagliare
l'educata mimica del cuore,
poiché sovraccarica d'amore
inabissa il sogno d'una vita
nella gelida condanna della disperazione
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Caterina Tagliani10 giugno 2012
iniziano dolci e giose queste sestine fino a raggiungere lo stordimento per concludersi lentamente in... disperazione... una lirica molto apprezzata
