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Dialettali 18 giugno 2012 · lettura 1 min · 3125 letture

La famiglia accogliente

Luciano Tarabella 944 poesie pubblicate
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Lei mi giurava d'esse' verginella allora io mi feci rispettoso; ni misi in mano solo un grosso "coso" per ruzzàcci un poìno a manovella. Invece quando vidi su' sorella colle puppone e 'r culo ardimentoso, tanto feci e nun feci che, smanioso, sur subito la misi a pecorella. Io nun volevo ma su' mà mi vorse, e doppo che successe un parapiglia la dovetti riempi' in tutti i bùi. E quando infine ir becco se n'accorse che mi facevo tutta la famiglia, o 'un lo vorse didietro pure lui?
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Questi versi vogliono essere una satira feroce verso certa sessualità che non rispetta niente e nessuno. Sonetto classico in vernacoilo livornese.

L'autore
Luciano Tarabella

Nacqui nel millennio scorso da pochi ma onesti genitori. Scrissi la mia prima,orrenda, poesia all'età di otto anni e da allora non ho ancora smesso nonostante sia stato diffidato più volte. Scrivo in italiano ed in vernacolo livornese, in versi sciolti o legati alla metrica sui più svariati argomenti. Amo la satira,

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Commenti (1)

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Antonio Terracciano19 giugno 2012

Sono del parere che la parlata toscana abbia il dono di rendere gradevoli e leggeri concetti ed argomenti che, se espressi in altri idiomi (romano, napoletano, ecc.) , assumerebbero immediatamente un'aria greve e volgare (un esempio per tutti: Roberto Benigni) . L'insuperabile poeta Luciano Tarabella ce ne dà un chiaro esempio in questo suo sonetto dal contenuto volutamente esagerato, eppure digeribilissimo.