La famiglia accogliente
Luciano Tarabella
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Lei mi giurava d'esse' verginella
allora io mi feci rispettoso;
ni misi in mano solo un grosso "coso"
per ruzzàcci un poìno a manovella.
Invece quando vidi su' sorella
colle puppone e 'r culo ardimentoso,
tanto feci e nun feci che, smanioso,
sur subito la misi a pecorella.
Io nun volevo ma su' mà mi vorse,
e doppo che successe un parapiglia
la dovetti riempi' in tutti i bùi.
E quando infine ir becco se n'accorse
che mi facevo tutta la famiglia,
o 'un lo vorse didietro pure lui?
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L'autore
Luciano Tarabella
Nacqui nel millennio scorso da pochi ma onesti genitori. Scrissi la mia prima,orrenda, poesia all'età di otto anni e da allora non ho ancora smesso nonostante sia stato diffidato più volte. Scrivo in italiano ed in vernacolo livornese, in versi sciolti o legati alla metrica sui più svariati argomenti. Amo la satira,
Commenti (1)
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Antonio Terracciano19 giugno 2012
Sono del parere che la parlata toscana abbia il dono di rendere gradevoli e leggeri concetti ed argomenti che, se espressi in altri idiomi (romano, napoletano, ecc.) , assumerebbero immediatamente un'aria greve e volgare (un esempio per tutti: Roberto Benigni) . L'insuperabile poeta Luciano Tarabella ce ne dà un chiaro esempio in questo suo sonetto dal contenuto volutamente esagerato, eppure digeribilissimo.
