Limiti
L'ascensore era rotto e i topi ballavano
dentro i tubi. Di fare le scale non se ne parlava.
Che altro poteva fare?
Tirò su una tenda, alla bene o meglio, nell'androne
di quelle scale impossibili e inutili
e non tornò a casa per cena
mai più.
Per fortuna era leggero, flessibile, forte
e sopportava tutto.
Non avere un pero fuori dalla finestra,
sopportava di non avere nessuna volontà
le cose che avevano gli altri
e le stanze piene
di cose inesistenti col suo nome
tutte, mai più.
Si svegliava nel cuore della notte
quando qualcosa lampeggia sempre
come una cosa viva o in pericolo
come è stato la prima volta
come ora
che era completamente sveglio
e tutto è spento
specialmente.
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Commenti (2)
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Amara19 giugno 2012
...rileggendola... la strofa centrale mi colpisce più della prima volta... e la sento particolarmente... accade... si... accade... di non poter più tornare a 'casa'... e tutto è spento... specialmente... ribadisco quanto sia bella... tutta...
Omero Sala19 giugno 2012
Il clima è quello di "The Road" di Cormac McCarthy (e del film di John Hillcoat): la fatica di sopravvivere in uno scenario post apocalittico, una desolazione interiore non meno devastante della desertificazione portata da una guerra atomica; una confusione, un disorientamento, uno sfasamento totale.

