Reduce
Reduce dalle mie ossessioni berrò dal calice amaro della sorte.
Sporadici impulsi sinaptici fanno crescere l’umore.
Nella conta delle mie supposte ragioni si ammorba il dubbio.
Dalle finestre delle mie segrete vedo l’oscuro infinito.
Gli occhi nomadi perseguono verità inutili.
Quanta linfa ho nel corpo per rigenerarmi e stimarmi di più?
Restano solo catene a cingere l’anima inebetita dal profondo silenzio .
Un ultimo adagio migrerà verso le stagioni sapienti.
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Commenti (1)
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Elena Poldan19 giugno 2012
Un testo costruito ad arte fra tetre pareti d'inquietudine e visione nera della propria vita. Particolare il verso lungo, che rende con eleganza e musicalità una sensazione che ben si conosce. Angosciante...
