Intercity Genova- Roma delle ore 11. 04
dolcedindole
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Pensavo a Vasco, mangiando una mela.
Mentre il mare rubava agli ulivi il vestito invernale
la mia terra aspra spariva dietro alle rotaie.
Pensavo a te, sognando di fumare una sigaretta.
Accidenti a quando ho smesso.
Si regge meglio l’urto del dolore, fumando.
Almeno così mi pare.
Speravo fossero le ultime lacrime
incastrate dentro il suono di un messaggio.
Invece non passano e la ragione non accetta.
La rassegnazione è un male freddo, grigio.
C’è puzza di treno, ferro, rotaie e sudore.
Ma Roma leva il fiato nella luce della sera.
Immaginavo lacrime di perla illuminate
dall’oro del crepuscolo, non il sale sulle ferite.
Fingere.
Non avrebbe senso, mai.
Che di recite ne vedo già abbastanza ogni giorno.
Fingere.
A che serve, allora, parlare?
Probabilmente a nulla.
Neppure i poeti hanno il dono dell’amore
perché forse l’amore non esiste.
Roma è una scatola di volti,
nel buio che avanza e m’inghiotte,
anonima ombra desiderosa solo d’un abbraccio.
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Commenti (1)
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Bruno Leopardi27 giugno 2012
Rappresenta il tempo il treno che va avanti e porta via. Ed una sigaretta può aiutare a volte... Ed i poeti amano e sanno amare e sanno donarsi per un amore che esiste per davvero. Bella poesia che sembra d'amore più che d'amicizia. Piaciuta tanto.

