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Questa pagina ha una colonna sonora scelta da Idalgo Visconti
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Sociale 1 luglio 2012 · lettura 1 min · 2404 letture

Sogni narcotizzati

Idalgo Visconti 294 poesie pubblicate
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Non sai più scrivere nè sognare impossibile ti è il pensare La vita è utopia il mattino è già ricordo la notte nero schermo dove in cinemascope recita ancora la fantasia Ti regala un ultimo sorriso prima che dietro il nascente astro tramontato si dilegui Cammini senza meta solo per sentirti vivo Assaggi questa vita fatta di solo grigio Il piacere è fuoco fatuo Masturbandoti con gretta vagina titillandoti con triviale pene sogni un mondo che non t'appartiene Squallore tristezza sono nuovi padroni Li definisci buoni perché ti lasciano campare Tu vedi con sguardo triste che non ricorda più la luce delle stelle Finito è il tempo del profumo del mare del calore del sole di un bacio d'amore
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Falcia uomini e donne...

L'autore
Idalgo Visconti

“L’universo é mutamento: la nostra vita é come la creano i nostri pensieri.” “Non si può scegliere il modo di morire. O il giorno. Si può soltanto decidere come vivere. Ora.”

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Commenti (13)

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carla composto1 luglio 2012

velata di tristezza questa realtà che ora ci appartiene... immagini in bianco e nero ci inducono a pensare a ciò che un tempo era vivo e vero ora è sono un sogno... quallore e tristezza ora sono i nostri assidui compagni... molto sentita e bella questa lirica l'apprezzo molto...

Patrizia Ensoli1 luglio 2012

Lirica incisiva forte nei versi e vera come una spada che trafigge il petto innamorato... Autore apprezzato, ormai in decollo

Antonella Avolio1 luglio 2012

Una lirica cucita di versi muti per una realtà piatta, scialba, lontana dalla bellezza di un tempo. Ci siamo allontanati troppo dalla natura, abbiamo perso punti di riferimento ed adesso rimane un ricordo, ma non è mai tropo tardi per rivedere il sole. Plauso, complimenti, da segnalare.

Donatella Pezzino1 luglio 2012

Versi incisivi, acuti, che lasciano un segno profondo nell'anima costringendola a riflettere sul grigiore e la tristezza sulla quale l'uomo s'è ormai arenato... l'insipidità e la mancanza di colore sono il marchio di vite che vogliono essere tutte uguali e dalle quali la felicità resta bandita. Notevole!

C

termini forti in questo magnifico testo che fa riflettere, notevole

Fiammetta Campione1 luglio 2012

"li definisci buoni perché ti lasciano campare" ci si nasconde nel grigiore e nell'anonimato, con la paura di vivere, perché vivere è combattere, è soffrire, è faticare. Quanta verità in questi versi!

Pur nelle sue metafore iperboliche, viene descritta un'amara realtà, un modo di concepire la vita che è un non viverla secondo il suo alto significato. L'autore apre uno squarcio su quello che davvero può diventare questo nostro mondo se continuiamo a "farci vivere"senza avere il coraggio, la forza e (perché no?) anche l'eroismo di scelte difficili, scomode, che chiedono fatica e sudore di sangue. molto apprezzata.

S
Sadness2 luglio 2012

prima o poi il fiume ti travolge, una delle prerogative dell'essere umano è davvero questa; lirica forte, costriìuita con un lessico differente da quello che si leggeva dell'autore e che va viaggiare a mille, piaciuta molto

Jade2 luglio 2012

Una lirica che rimbomba portando l'eco di una vita stonata, scolorita, piatta, fatta di niente che delude e amareggia fortemente l'Autore e non solo. Ma io non mi arrendo odio i toni grigi e cerco ogni mattina di specchiarmi negli occhi dei bambini per ritrovarci tutta la bellezza e l'amore che ancora esistono.

Giacomo Scimonelli2 luglio 2012

versi profondi ...riflessioni che arrivano al cuore... stile chiaro e melodioso...

omissam2 luglio 2012

...che forza... che potenza devastante questi versi... ne rimani avvinto...

Lina Sirianni3 luglio 2012

Se non riesci a far nascere nuovi sogni adeguati al tempo vissuto si vive di ricordi ingigantiti... Versi molto espressivi che catturano il lettore... Apprezzata

r
rstorace7 luglio 2012

mi trafiggono questi versi, provo un grande dolore perché purtroppo disegnano un quadro reale dell'odierna società, o per lo meno di ciò che chi guida il sistema vorrebbe diventassimo... automi privi di umanità, che sostituiscono tutto ciò che di vero esiste con surrogati, che si accontentano di finzioni, che vedono ma non guardano... è dura quetsa poesia, ma forse se capiamo prima la direzione che stiamo prendendo c'è ancora una speranza... applaudo ammirata!!!